L’inguaribile saudade

Immagine tratta da www.contra.gr

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La nostalgia di casa è un sentimento comune a tutti gli esseri umani. Anche nel calcio moltissimi sono stati i casi di malessere causato dalla nostalgia; famosa è la “saudade” dei calciatori brasiliani che, lontani dal proprio paese d’origine, rischiano di cadere in uno stato di profonda depressione (con buona pace delle società in cui militano).

Tuttavia non solo calciatori brasiliani sono e sono stati vittima della profonda malinconia dettata dalla lontananza.
Surreale fu il caso dell’ex interista Gigorios Georgatos. Giunto alla corte di Massimo Moratti nella stagione 1999/00 (con un esborso del presidente nerazzurro di circa 14 miliardi delle vecchie lire) Georgatos aveva da subito lasciato intravedere ottime caratteristiche e buoni colpi. Ma il problema era un altro. Grigorios era triste e malinconico; aveva nostalgia della sua terra natia, la Grecia. Per curar questo suo mal di Grecia, l’Inter, la stagione successiva al suo arrivo, lo mandò in prestito all’Olympiakos, squadra da dove era arrivato. Tornò dal prestito dopo una stagione e lasciò definitivamente la squadra nerazzurra nella stagione 2002/03 firmando per l’AEK Atene.

Più recente il caso dell’ex cagliaritano Thiago Ribeiro.
La sua esperienza italiana, durata 2 stagioni tra il 2011 ed il 2013, ha lasciato ben poco il segno nei cuori dei tifosi rossoblù. Una delle cause della mancata esplosione del giocatore brasiliano (pur riconoscendo le ottime potenzialità), la solita saudade.

Voglio tornare in Brasile per mia figlia. Il desiderio di tornare è grande perché voglio essere vicino alla mia famiglia. Ho espresso alla dirigenza del Cagliari la mia volontà, ma so che ho ancora due anni di contratto da rispettare. Ho appena terminato la metà del contratto che firmai con la società nel 2011» [cagliarinews24.com]

Queste le sue parole all’epoca dei fatti; risultato, nonostante un contratto che lo legasse alla società sarda fino al 2015, Ciago Busteiro (come è stato ribattezzato in sardegna) firmò con la società brasiliana del Santos.

Questi due casi dimostrano come la “saudade”  non colpisce solo ragazzini lontani dal proprio nucleo famigliare, ma anche uomini adulti (all’epoca dei fatti Georgatos aveva 27 anni quanti ne ha ora Thiago Ribeiro) i quali non riescono a distaccarsi dall’ambiente che li ha visti nascere e crescere.

Lo stato di malessere, come è naturale, si riflette sulle prestazioni in campo; i “calciatori malinconici” alla fine (come nei casi di Thiago e Grigorios), nella maggior parte dei casi, o per loro volere o per quello delle società, il più delle volte fanno marcia indietro tornando da dove erano arrivati.

 

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