Tennis – Djokovic centra il 13 e alza il quarto trofeo a Wimbledon

Novak Djokovic mastica per la quarta volta i ciuffi d’erba del Centre Court e porta a 13 il numero degli Slam vinti in carriera. Nella classifica all-time il serbo è quarto solitario dopo aver staccato di una lunghezza Roy Emerson, a un solo gradino da Pete Sampras.

Alla vigilia del torneo, nessuno dava Djokovic tra i favoriti. Non vinceva uno Slam dal Roland Garros 2016 e non arrivava in finale dagli US Open dello stesso anno. Poi l’infortunio e l’operazione al gomito, un lungo periodo di crisi psico-fisica, l’addio a Becker, prima Agassi e poi Stepanek, l’uscita dalla top 20, il ritorno a Vajda. Due anni veramente difficili che ci avevano fatto dubitare che il campione serbo potesse mai tornare ai suoi livelli da RoboNole. Invece eccolo qua alzare ancora una volta il trofeo dei Championships, applaudito in tribuna dal piccolo Stefan.

Dopo la bruciante sconfitta con il nostro Cecchinato nei quarti al Roland Garros, Nole aveva addirittura pensato alla possibilità di saltare la stagione sull’erba. Poi, invece, è arrivata la finale al Queen’s e un crescendo di condizione durante le due settimane a Church Road. Il climax si è avuto nella stupenda semifinale contro il rivale di sempre, Nadal. Quella è stata la vera finale.

Nella finale, come un po’ tutti avevano temuto, non c’è stata storia contro il povero Kevin Anderson, reduce da due maratone, nei quarti e in semifinale, fatte di 10 set e 10 ore e 50 minuti. I primi due set sono stati letteralmente uccisi dal break per Djokovic nel gioco d’apertura. Il serbo si è poi limitato a gestire i propri turni di battuta senza mai rischiare alcunchè. Nel terzo set è salito il rendimento alla battuta di Anderson e, complice un Djokovic calato un po’ di tensione, si è finalmente assistito a una partita. Il sudafricano ha avuto ben 5 set point, due sul 5-4 e tre sul 6-5, ma non ha avuto la forza di approfittarne. Il tie break è stato dominato dal serbo che ha chiuso l’incontro dopo due ore e 19 minuti.

Djokovic, è rientrato nella top ten al n.10. Anderson è n.5, suo best ranking. Un torneo che ha avuto un epilogo modesto ma che ci ha regalato due semifinali epiche. Per le statistiche quella tra i bombardieri Isner e Anderson, per la qualità del gioco quella tra Nadal e Djokovic.  Il ritorno del campione serbo a fare da terzo incomodo al duo Federer-Nadal, che ha dominato l’ultimo biennio, è un bene per il tennis. Uno sport che vive di grandi rivalità. E’ già tempo di pensare agli US Open che si preannunciano senza un grande favorito, come non avveniva da diverso tempo.

di Alessandro Terziani (www.tiebreaktennis.it)

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