Le promesse non mantenute – Samuele Dalla Bona

Centrocampista classe ’81, forte fisicamente e dotato di un’ottima tecnica, Samuele Dalla Bona era uno dei talenti italiani più interessanti della coda degli anni Novanta.

Cresciuto, dal lontano 1995, nelle giovanili dell’Atalanta, nel ’98 prova il grande salto.
Come, infatti, succede spesso nel calcio giovanile italiano, ammaliato dalle sirene della fascinosa Premier, lascia i confini italiani per tentare la fortuna.

È il Chelsea a puntare sul suo talento, portandolo, nella stagione 98-99 nella propria squadra riserve. Ma a differenza di molti ragazzi che ben presto fanno mestamente ritorno a casa, dopo aver deluso le aspettative, Samuele continua la sua ascesa senza fermarsi; proprio nella squadra riserve dei londinesi, infatti, il classe ’81 arriva a vincere la scarpa d’oro di categoria, segnando 16 reti, e vendendo nominato Cheslea’s young player dell’anno.

Una vera e propria esplosione del talento del ragazzo, il quale si riconferma anche in prima squadra arrivando, da subito a ritagliarsi un importante ruolo da protagonista, nonostante alcuni dissapori venuti alla luce con la società, dopo un suo rifiuto ad un trasferimento (al Venezia di Zamparini, per 5 milioni di sterline). Tra il 2000 ed il 2002, infatti, Samuele mette insieme 70 presenze e 6 reti con i blues, arrivando a vincere la FA Cup (00-01) e il Communuty Shield (2000).

Le sue grandi prestazioni, rapportate alla giovanissima età, portano un top club del calibro del Milan ad interessarsi a lui. E’ la stagione 2002-2003 e Samuele torna in Italia, sponda Milan.
Sembrava l’inizio di una carriera da top player nella nostra Serie A eppure, paradossalmente, il momento più alto della carriera di Samuele, rappresenta anche il punto di svolta (in negativo) della stessa.

Da quel momento, infatti, iniziano i problemi, dapprima fisici, poi personali, i quali lo portanto prima ai vari prestiti a Bologna, Lecce e Samp tra il 2004 ed il 2006, poi a scendere in B per vestire la maglia del neopromosso Napoli post fallimento nell’annata 06-07, venendo messo ai margini della rosa dopo soltanto una stagione (32 presenze e 3 gol) per dissapori con il mister Edy Reja.

Da questo momento, caduta libera.

Prima vai in prestito in Grecia all’Iraklis (solo 2 presenze a causa di una forte tendinite), poi a febbraio del 2010 in prestito in prima divisione al Verona, dove totalizza solo 4 presenze ed 1 gol.

Successivamente torna all’Atalanta (società che l’ha messo alla luce calcisticamente) nell’agosto 2010, riuscendo tuttavia a trovare spazio solo in Coppa Italia.

Ai problemi fisici ed ambientali, si unicono anche ulteriori grattacapi per il ragazzo. Per motivi famigliari, infatti, decide di rescindere il suo contratto con il Napoli (ancora proprietario del suo cartellino) per firmare con il Mantova (in quel tempo militante nella defunta Seconda Divisione), per essere più vicino a Portogruaro (città dove viveva la sua famiglia).

Dopo soltanto una stagione con il club lombardo, nel 2012 all’età di soltanto 31 anni, si ritira dal calcio giocato

Un epilogo amaro per un talento che, date le premesse, poteva diventare un pilastro in mezzo al campo, di qualsiasi squadra e, soprattutto, della nostra nazionale.
Pochi, infatti, possono vantare un curriculum come quello degli esordi di Samuele, a 19 anni titolare in una squadra del calibro del Chelsea il quale, pur non essendo sui livelli attuali, era comunque una delle grandi della Premier.

Eppure il tempo ha riservato al classe ’81 un destino diverso, il quale l’ha portato a diventare una delle tante Promesse non mantenute del calcio.

di Rocco Lucio Bergantino

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