Le Promesse non mantenute – Guido Marilungo il talento blucerchiato (mancato)

E’ il lontano 26 aprile 2009 e un Guido Marilungo non ancora 20enne si affaccia al calcio dei grandi, dopo le ottime stagioni nelle giovanili della Sampdoria.
Proprio con la squadra blucerchiata, il classe ’89 quel 26 aprile fa il suo debutto da titolare, mettendo a segno una indimenticabile doppietta.

Sembrava l’inizio di una carriera gloriosa che l’avrebbe portato a vestire maglie importanti, eppure le cose sono andate diversamente.

I sogni di gloria del ragazzo sembrabi confermati anche dalla seconda stagione da professionista, vissuta in prestito al Lecce in Serie B. Con i salentini, infatti, nella stagione 2009-2010 mette a segno 13 reti in 35 presenze, arrivando (in virtù delle sue ottime prestazioni) ad essere inserito nei 100 calciatori più promettenti nati nel 1989, dalla rivista spagnola Don Balón.

Tornato alla Samp in estate, riesce a diventare protagonista (giocandosi il posto con Nicola Pozzi) anche a causa del litigio Cassano-Garrone, che produsse l’esclusione dalla rosa del talento barese. Tuttavia, tra il settembre 2010 ed il gennaio 2011, Guido non riesce a siglare nessuna rete nelle sue 15 presenze in campionato.

A seguito delle sue prestazioni non propriamente esaltanti, la Samp decide di lasciarlo andare. Nel gennaio 2011, infatti, viene acquistato a titolo definitivo dall’Atalanta per 4,7 milioni di euro.
Con la maglia della Dea, tra il 2011 ed il 2014, mette insieme soltanto 6 reti nelle sue 42 presenze (score pesantemente zavorrato da continui infortuni).

Il declino del suo rendimento, fa optare l’Atalanta per prestiti in giro per l’Italia, portandolo a vestire le maglie di Cesena, Lanciano, Empoli ed infine Spezia (la sua squadra attuale). Lo score del ragazzo non è migliorato in queste stagioni, con soltanto una decina di reti in quasi 4 anni.

Oggi, all’età di 28 anni, senza dubbio Marilungo non potrà inseguire i sogni che quella prima tanto storica ma altrettanto lontana doppietta gli aveva dato l’opportunità di idealizzare; tuttavia non è ancora il momento di mollare bensì di continuare a cercare la sua dimensione per riuscire, quantomeno, a far pronunciare da chi lo guarda giocare, le parole “Peccato, poteva diventare un fuoriclasse”.

di Rocco Lucio Bergantino

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