Tennis – Alla scoperta di Salvatore Caruso, sangue siciliano con l’obiettivo della top 100

Immagine tratta da livetennis.it

Un tennis piacevole, tecnica elegante e pulita che si fonde al calore della sua terra, la Sicilia, che tanto permea il carattere tenace di questo tennista. Avola è la sua città natale, la cui celebre mandorla è stata definita dall’intellettuale Leonardo Sciascia “Dall’ovale perfetto”. Dall’ovale alla sfera, viene da dire, ma quella gialla, quella con la riga bianca nel mezzo e che infarcisce la vita di Salvatore Caruso, il ragazzo caparbio che sta cercando di creare la composizione giusta della sua vita tennistica.

Ciao Salvatore, proprio oggi compi 25 anni, pensi che il meglio debba ancora venire?
Senza dubbio dal punto di vista fisico il periodo nel quale stai meglio è tra i 24 e 28 anni. Ad oggi sono contento di quello che ho fatto anche se, certamente, poteva andare meglio, ma poteva andare anche molto peggio. Non voglio vedere il bicchiere mezzo vuoto, ma mezzo pieno. Da otto anni a questa parte con sono Paolo (Cannova, allenatore) e Pino, il preparatore atletico e quest’anno abbiamo aumentato anche il numero delle persone dello staff. Stiamo investendo molto nel progetto per cercare di riempire il bicchiere di cui ti parlavo prima…

Dietro le tue parole si cela qualche rimpianto?
Ci sono sempre alcuni momenti nei quali pensi che avresti potuto fare qualcosa in più. Il periodo migliore per me è l’estate e, essendo siciliano dal sangue caldo e quindi abituato a quelle temperature roventi, sono i momenti dove mi sento più a mio agio. Dopo Wimbledon ho giocato bene Recanati, Perugia, San Benedetto e Biella dove sono arrivato fino alla finale. Ecco, forse li avrei potuto spingere ancora sull’acceleratore.

Al Challenger di Biella hai raggiunto la finale, tra l’altro contro un certo Filip Krajinovic che, poche settimane fa, ha raggiunto la finale a Parigi Bercy. Che torneo è stato per te?
Quel torneo mi ha massacrato fisicamente, pensa che ho finito due partite con i crampi. Però quando vai avanti nel tabellone è sempre bello, soprattutto pensando che ho vinto delle partite – come quella contro Guillermo Garcia-Lopez – che all’inizio pensavo fossero durissime e invece ho avuto delle belle sensazioni.

La tua programmazione ha previsto tanti tornei, 35 sono molti, pensi di cambiare qualcosa nel 2018?
Molto dipende da come sono andati questi tornei. Se vai molto avanti nel tabellone allora iniziano ad essere veramente tanti. Poi ci sono anche quei tornei nei quali esci subito, tipo le settimane in America (Dallas e San Francisco) nelle quali sono uscito sempre al primo turno. Comunque, per quanto mi riguarda, più partite gioco e meglio riesco ad esprimermi. Mi definisco un diesel, è stata sempre una mia caratteristica ed è per questo che ho giocato tutti questi tornei.

Quest’anno hai avuto modo di giocare con Tsitsipas, Fucsovics e, come detto prima, con Krajinovic, giocatori che hanno avuto un exploit incredibile. Anche dal campo si percepiva quello che sarebbe successo?
Secondo me, questi che tu hai nominato, hanno fatto un ottimo lavoro e ritengo che la crescita non sia più legata ad una questione di diritto e di rovescio. In più la cosiddetta settimana da Dio c’è per tutti ed è un momento nel quale tutto ti sembra più facile e che ogni cosa riesce. Non senti la pressione in determinati momenti della partita. Quando il cervello ti fa click riesci a giocare i punti importanti meglio dell’avversario, questa è la bravura che hanno avuto loro.

Come pensi di dover fare per arrivare a quel livello?
Caratterialmente sono abbastanza caparbio, se mi metto in testa una cosa cerco in tutti i modi di ottenerla. Dopo Biella (finale persa) ho avuto un attimo di appagamento e questo è un qualcosa che non deve succedere e sulla quale ritengo di dover lavorare. Invece di rilassarmi avrei dovuto spingere sull’acceleratore, chiudere le partite il più velocemente possibile e risparmiare energie. Questo è qualcosa su cui devo migliorare e, inoltre, devo stare più tranquillo…

Cosa intendi per tranquillità?
Sono troppo attento ai dettagli, che di per sé appare come una cosa positiva, ma può anche diventare un’arma a doppio taglio. Se mi fisso che una cosa debba andare come dico io e, nella pratica, non va in quel modo, non riesco poi ad esprimermi al meglio. Questa è comunque una cosa sulla quale, insieme a Paolo, sono migliorato molto.

Capitolo Next Gen, ti sono piaciute?
Mi sono piaciute molto e ho apprezzato anche qualche regola, come quella dei 25 secondi, che avevo già provato durante le qualificazioni a New York. Naturalmente capisco Nadal che possa non essere d’accordo, specialmente se gioca per cinque ore con 40 gradi.. ma in quel caso sta all’arbitro capire. Un’altra che mi è sembrata utile sono le cuffie col coach, perché questo è l’unico sport nel quale ti alleni con una persona con la quale ti è proibito parlare durante la partita. Il No Let invece non mi è piaciuto, aumenta troppo il fattore C… o F di fortuna. Il set al quattro non mi piace, di solito i primi due tre game sono di ambientamento, invece li devi spingere a tutta sin da subito.

Cosa ti auguri nel tuo 2018?
L’obiettivo è quello di crescere, ogni giorno proviamo a mettere un tassello per crescere su tutti i punti di vista. Vediamo se riusciamo a fare qualcosa di importante negli Slam e nelle quali degli Atp. Top 100 è il primo obiettivo da quando ti mettono una racchetta in mano e, certo, il sogno di quando sei bambino è arrivare tra i primi 10 e, magari, numero 1 del mondo. Mano a mano che vai avanti il primo vero obiettivo è entrare nei primi 100.

Giusto il tempo di riposare, ricaricare le energie, godersi il sole della sua terra e imboccare la strada verso la nuova stagione. Il percorso è tracciato e l’obiettivo è chiaro: arrivare ad essere tra i migliori 100 tennisti del mondo. Non è un miraggio, ma una concreta possibilità e Caruso ha bene in testa cosa deve fare. I migliori auguri di buon compleanno, Salvatore!

di Fabrizio Salvi (www.tiebreaktennis.it)

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