EDITORIALE – Caro eroe…

Per una volta, concedetemelo, non mi rivolgerò a voi lettori ma direttamente al protagonista della nostra storia. È doveroso, non potevo farne a meno.

Caro Alberto

Ne avrai lette tante, di complimenti ne avrai ricevuti a secchiate. Quello che sicuramente nessuno ha ancora fatto è raccontarti ciò che ieri è successo. Ti sembrerà una cretinata, ma invece no, perché probabilmente ancora non hai capito bene di cosa sei stato capace, e l’unico modo per farlo è sentirtelo raccontare.

Prima di iniziare volevo rassicurarti; se per caso, da quando è successo il tutto, dietro il collo e lungo la schiena senti un lieve peso (come se qualcosa ti scivolasse lungo il corpo) tranquillo, è semplicemente il mantello che ogni supereroe deve avere.

Sì, perché ieri sei diventato un supereroe.

No, non è esagerato; ognuno di noi, infatti, ha un motivo per vederti come tale. I tifosi del Benevento perché grazie a te hanno incasellato il primo storico punto in Serie A e, in aggiunta, hanno vista interrotta una serie consecutiva di sconfitte da paura; i tifosi di tutte le altre squadre, invece, perché sei stato autore di un  qualcosa che solo un eroe può compiere. Tutti, insomma.

Pensaci, 95esimo minuto, pochi secondi al triplice fischio, la tua squadra è sotto nel punteggio di uno e (per l’ennesima volta) si avvia verso una sconfitta arrivata dopo aver acciuffato il pareggio per qualche minuto.
Sei  nella tua area e ti senti solo a rimuginare su cosa si poteva fare di più, magari per evitare i gol ma poi, quasi come un fulmine a ciel sereno, nel silenzio sfiduciato dei 20 mila del Vigorito, senti un fischio, soltanto uno. La fine del match? No!

Calcio di punizione per i tuoi da posizione defilata (stile calcio d’angolo)… e che fai? Stai lì a guardare o ci provi? Beh ovvio, ci provi!
Parti in quarta, corri come un forsennato verso l’area avversaria… ti sarà sembrato anche strano avere tutta quell’aria in faccia nella corsa, per te che di mestiere stai fermo a lanciarti a destra e sinistra come un pazzo… un pazzo sì, solo un pazzo poteva pensare di provarci in quel modo.

Arrivato, che succede? Sembra quasi di non esserci…  ti senti nuovamente solo… infatti tutti pensano a marcarsi in modo asfissiante, mentre tu te ne stai lì, al limite dell’area di rigore, con soltanto un giocatore in maglia bianca che ti tiene d’occhio da lontano; ma sicuramente tu non ci ha fatto neanche caso… non avevi bisogno di guardare gli avversari perché i tuoi occhi erano fissi su di lui… quel pallone, IL pallone che avrebbe potuto trasformare una scorrazzata di un portiere qualunque, nella pazzia più sensata e fantastica che potessi compiere.

E poi? E poi tutto… il calcio, la palla che vola, i tacchetti che schiacciano i ciuffetti d’erba del Vigorito, le mani dei tuoi che smanacciano gli avversari cercando di divincolarsi dalle marcature, e poi gli occhi, 40, 100, 1000, quelli di un mondo intero, che vedono te, volare come un eroe, sulla testa di tutti, con ed insaccare quel maledetto pallone in fondo alla rete.

“Oh ma che davvero?” “Ma chi ha segnato?” se lo chiedevano tutti, increduli. Poi il un boato, infernale anzi, paradisiaco, gli spalti in delirio, telecronisti che in tutte le lingue urlano al miracolo… e in campo? Stessa solfa… gente che strilla, che non ci crede. Poi, da un mucchio di maglie nere, emerge un puntino verde impazzito che urla, salta, corre, quasi non riuscendo ad essere raggiunto neanche dai suoi compagni che vogliono soltanto portarlo in trionfo; “e chi è quello?” si saranno chiesti in molti… la risposta è semplicissima: quello è Alberto Brignoli, l’eroe!

di Rocco Lucio Bergantino

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