Paradise City

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Undici vittorie su dodici partite in Premier League, punteggio pieno in Champions, imbattibilità stagionale. Non bastano pochi dati per descrivere la forza del Manchester City di questa stagione, la seconda di Guardiola, quella in cui diventa palese la mano del tecnico catalano sulle sue squadre.

Il primo anno di Guardiola in Inghilterra, nonostante una partenza a razzo, non è stato entusiasmante. L’ex allenatore di Bayern e Barcellona ha dovuto ambientarsi in un campionato agli antipodi rispetto alla sua filosofia calcistica. Le partite della Premier League quasi sempre sono spogliate di qualsiasi sovrastruttura tattica, a favore di una maggiore disorganizzazione che porta al vorticoso susseguirsi di transizioni, contropiede e occasioni da rete che tanto fa esaltare il tifoso allo stadio.

La rivoluzione guidata da Pep non ha inizialmente trovato grandi riscontri nello spogliatoio, con i giocatori che non sembravano gradire sofisticati esperimenti tattici come quello dei falsi terzini.

Proprio da qui è partito il riadattatamento del guardiolismo al calcio inglese. In estate hanno lasciato il club tutti i terzini presenti nell’ultima annata: Kolarov in direzione Roma, Sagna non ha rinnovato il contratto, Zabaleta è ripartito dal West Ham ed infine Clichy ha trovato squadra nel campionato turco. Guardiola ha fatto capire quanto fossero importanti per lui i terzini, giocatori che, nel calcio moderno, hanno dei compiti sempre più rilevanti per portare al successo una squadra. Il Manchester City ha così sostituito il vecchio reparto con Danilo dal Real Madrid, Walker dal Tottenham, Mendy dal Monaco per una spesa di quasi 140 (!) milioni di sterline. A sorpresa, Guardiola non ha cercato giocatori particolarmente tecnici ed associativi come quelli che da tradizione si adattano meglio alle sue idee calcistiche, quanto piuttosto giocatori estremamente dotati dal punto di vista fisico e atletico, capendo che con il calcio inglese puoi scendere a compromessi, ma solo fino ad un certo punto. L’intelligenza dell’allenatore spagnolo affiora anche da questi dettagli.

“Dico sempre ai miei giocatori che in campo devono ragionare, ma in questo campionato è facile essere trasportati dalla frenesia cit. Pep Guardiola

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La formazione tipo.

L’utilità di questo tipo di terzini sta nel fatto che, come sempre più importante nel calcio odierno, siano in grado di garantire allo stesso tempo verticalità ed ampiezza alla manovra, in modo da abbassare il pressing avversario e contestualmente di allargare le maglie della difesa schierata. I terzini fungono così anche da ali aggiunte, in grado di dare sempre un’opzione di scarico in più alla manovra offensiva, di andare sul fondo, e di liberare molti più spazi dentro il campo, in favore degli interni di centrocampo e di quelli che, solo sulla carta, sarebbero esterni d’attacco (Sterling e Sanè).

A scombinare i piani, in avvio di stagione, è arrivato l’infortunio al legamento crociato di Mendy, uno dei migliori terzini della scorsa stagione, nel panorama internazionale. Per ovviare a questo problema, Guardiola, dopo aver testato con scarso successo Danilo nella posizione di terzino sinistro, ha adattato in quel ruolo Fabian Delph, che in carriera ha sempre giocato da centrocampista di inserimento, spiccando nell’Aston Villa di qualche stagione fa. Delph interpreta il ruolo di terzino in maniera molto differente a Mendy, perciò sono poche le azioni che offensive che nascono da quel lato, mentre a destra l’inesauribile Walker è sempre più sollecitato. I motivi per cui Delph occupa quel ruolo sono invece la sua predisposizione al gioco di squadra, e la scioltezza con cui gestisce il pallone, anche sotto pressione, permettendo così al City di avere una costruzione bassa di maggiore qualità. D’altro canto, è da mettere in conto qualche lacuna in fase di difesa posizionale, oltre che il frequente mismatch in velocità con l’ala destra avversaria.

Il primo gol di questo video, ad esempio, nasce da un cattivo posizionamento di Delph:

Guardiola ha sempre privilegiato avere a disposizione due centrali molto abili nell’impostazione palla a terra. Se Stones ha fatto molti progressi in questo particolare, Otamendi oltre a non essere dotato di un’eccelsa visione di gioco, appare talvolta ruvido ed impreciso nel dosaggio dei passaggi. Per far fronte a ciò, viene spesso applicata la salida lavolpiana, una tipologia di costruzione bassa molto efficace, e concetto sempre più diffuso quando si parla di tattiche avanzate. Nel caso specifico il mediano, ovvero Fernandinho, si abbassa tra i due centrali (Otamendi e Stones), in modo che sia garantita la superiorità numerica in fase di possesso (raramente 3 attaccanti pressano 2+1 difensori, sopratutto in Premier League dove il pressing è troppe volte disorganizzato e solitario) oltre che una diversa qualità in principio d’azione (discorso simile a quanto esposto sopra a riguardo di Delph, che infatti a volte stringe la sua posizione come fosse un terzo centrale di difesa). Otamendi (o, quando impiegato, Kompany) ha invece maggiori responsabilità in fase puramente difensiva, quando si tratta di aggredire l’uomo, di marcare in area, o di provare l’anticipo.

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La salida lavolpiana e la sua applicazione nel Manchester City. Fernandinho si abbassa da playmaker in mezzo ai centrali, i due terzini, alternativamente o contemporaneamente a seconda dei casi, si alzano sulla linea dei centrocampisti.

Ad innalzare la qualità del gioco palla a terra è arrivato anche un nuovo….portiere! Nel calcio moderno avere un portiere che abbia confidenza col gioco al piede (che permette dunque di alzare il baricentro di 10-15 metri) è di fondamentale importanza, anche perchè un eventuale pressing avversario sarebbe condizionato e frenato dalla paura di essere attaccato alle spalle a sua volta. Il brasiliano Ederson, esploso l’anno scorso nel Benfica, oltre ad essere estremamente reattivo tra i pali, risponde alla grande a questi requisiti.

Ederson è anche assist-man all’occorrenza:

Uno dei giocatori chiave di questo Manchester City è sicuramente Fernandinho, ormai diventato un maestro nell’interpretare il ruolo di mediano/regista con qualità ed intensità, in modo analogo a quanto fa il connazionale Casemiro nel Real Madrid. Fernandinho ha visto arretrare la sua posizione rispetto agli anni di Donetsk, dove Lucescu lo impiegava come incursore.

La sua duttilità e le sue capacità balistiche lo portano comunque a partecipare alle azioni offensive anche in zona-tiro:

Se va sempre più di moda giocare con due trequartisti sulla linea di centrocampo, lo si deve soprattutto a cosa stanno dimostrando di poter fare David Silva e Kevin De Bruyne. Se il canario si occupa maggiormente di consolidare il possesso palla e di dare l’ultimo passaggio, il belga sta rivisitando a suo modo il ruolo di centrocampista qualitativo, aggiungendo anche un’intensità nel pressing e nel recupero palla da mediano di rottura vero e proprio. Se consideriamo che calcia indifferentemente con destro e sinistro (3 gol di sinistro in stagione, ma i piazzati li batte di destro), che ha una precisione di tiro del 65% (21 conclusioni su 26 nello specchio), e che è tra i primi 3 giocatori della squadra per chilometri percorsi a partita, allora non è forse così azzardato ritenerlo uno dei migliori 7-8 giocatori al mondo, attualmente.

I due velocissimi esterni come detto attaccano la profondità partendo dagli half spaces (spazi intermedi, ad esempio tra terzino e centrale di difesa), e non disdegnano il cross basso arretrato per i compagni accorrenti, motivo per cui sono spesso schierati sul lato del piede forte (Sterling che è destro a destra, Sanè che è mancino a sinistra, anche se non è da prendere come una regola restrittiva, visto che la struttura del City varia più volte a gara in corso). Discorso opposto invece per Bernardo Silva, delizioso giocatore portoghese schierato per lo più a partita iniziata, utile a mantenere il possesso palla quando la squadra ha bisogno di riposarsi abbassando i ritmi. Un’alternativa del genere permette di cambiare stile di gioco a piacimento, specie quando giocatori frenetici come Sanè e soprattutto Sterling, affaticati, perdono lucidità. Bernardo Silva è comunque un giocatore particolarissimo, tanto raffinato dal punto di vista tecnico, quanto effimero e fisicamente poco impattante al cospetto dei colossi del campionato inglese.

Come riferimento centrale, il talentuosissimo brasiliano classe ’97 Gabriel Jesus, dopo qualche prova di coesistenza tra i due, sembra aver definitivamente scalzato El Kun Aguero, complice anche il bizzarro infortunio di quest’ultimo, che lo ha tenuto fuori per qualche settimana. Ad ogni modo, avere due centravanti che potrebbero essere i titolari di Argentina e Brasile al prossimo mondiale, non è un bruttissimo andare.

Guardiola, dopo averne tenuto all’interno tutti i segreti per un’estate intera, ha finalmente riaperto il suo laboratorio degli esperimenti. Stavolta, a Manchester. E non potevamo chiedere di meglio.

di Luigi Favero

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