Dybala 3.0, l’evoluzione della ‘Joya’

Oggi Dybala compie 24 anni. Arrivato al suo terzo anno di Juve stiamo assistendo ad una vera e propria evoluzione della ‘Joya

Il talento di Laguna Larga arrivato oggi a spegnere 24 candeline ha l’onere e l’onore di doversi sobbarcare la Juventus sulle sue spalle, soprattutto alla luce di quanto fatto nei due anni precedenti.

Arrivato a Torino come grande scommessa ma anche come giocatore dai piedi e dalla classe raffinata, il suo compito principale era quello di sgrezzare le sue qualità al servizio di una big italiana ed europea come la ‘Vecchia Signora’.

Il primo step evolutivo di Dybala apparve più che complicato. Raccogliere l’eredità di Carlos Tevez poteva essere pesante per chiunque ma non per lui, un predestinato che con quel sinistro ha ricordato a molti un altro grande argentino, Omar Sivori.

Per uno che in soli tre stagioni alla Juventus è passato dall’indossare la maglia numero 21 fino a quella più simbolica e significativa della 10 si capisce sin da subito che ha la stoffa per segnare in positivo la storia juventina.

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Dybala il giorno della presentazione alla Juve. Mostra con orgoglio la sua maglia numero 21, raccogliendo l’eredità di Andrea Pirlo

Il primo Dybala non solo ha permesso alla sua squadra di mantenere il livello qualitativo alto (dopo le partenze di Tevez, Vidal e Pirlo) ma si è anche sobbarcato responsabilità non totalmente sue. I gol decisivi allo Stadium contro Fiorentina, Milan, Lazio, Roma, Sassuolo e via discorrendo hanno lasciato il segno non solo perché hanno portato al club punti di vitale importanza per arrivare al quinto scudetto consecutivo, ma hanno fatto intendere al calcio italiano e mondiale che un nuovo talento era sbocciato sotto la Mole.

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Foto di “Tuttosport”

Il secondo anno della ‘Joya’ in bianconero è contraddistinto dall’arrivo di ottimi calciatori che indubbiamente hanno innalzato il livello della rosa, in primis Gonzalo Higuain. Argentino anche lui e capocannoniere della Serie A l’anno precedente, in pochi avrebbero pronosticato una mancanza di feeling tra i due.

Si è parlato molto di “HD”, di “coppia da Champions League” ma purtroppo, causa infortunio muscolare rimediato ad ottobre 2016, i due non hanno potuto più duettare con una certa continuità fino alla famosa partita della “svolta tattica” del gennaio scorso, nel famoso 4-2-3-1 ideato da Massimiliano Allegri alla vigilia della gara interna contro la Lazio.

La partita perfetta, Juve-Barcellona 3-0: Tra partite di rodaggio e una Champions ancora troppo ostile per il bomber ex Napoli è toccato proprio a Dybala tirare fuori il coniglio dal cilindro nel test match più importante della stagione contro il Barcellona, in quella che rimane per lui, forse, la sua miglior partita.

Due reti, una più magnifica dell’altra, il paragone con Leo Messi spazzato via, così come l’ansia di giocarsi un accesso alle semifinali della Champions. Tanti, troppi ingredienti che hanno fatto sì che le aspettative su di lui si elevassero maggiormente.

Dopo essersi preso l’Italia in molti hanno creduto che Dybala potesse in qualche modo prendersi da solo anche l’Europa, ma così, ad oggi, ancora non è. Il duopolio Messi-Ronaldo è ancora bello acceso e sembra destinato a durare ancora per qualche annetto, come dimostrato nella finale di Cardiff.

Quello che ha iniziato l’attuale annata è un Dybala diverso dai primi due. Più al centro del gioco rispetto al primo anno, più goleador rispetto a qualche mese fa.

Inizio col botto: doppietta in Supercoppa Italiana, triplette al Sassuolo e al Genoa ed un “Derby della Mole” disputato a livelli qualitativi enormi, da fuoriclasse assoluto e con una velocità di esecuzione della giocata impareggiabili quantomeno con qualsiasi altro calciatore del nostro campionato.

Il “fil rouge” che ha sempre legato tutte queste sue prestazioni e la maggior parte dei suoi gol sta tutta nella classe e nell’eleganza delle giocate. Pennellate di sinistro che non possono non far pensare a lui come uno dei più grandi in assoluto, da qui in avvenire.

Ma cosa manca ancora esattamente al talento argentino per consacrarsi ai livelli di Neymar, Messi e Ronaldo? A livello qualitativo certamente nulla. Come ha ribadito diverse volte Max Allegri, il problema sta tutto nell’equilibrio, più mentale che fisico. Passare dal paragone con Messi alla finale persa, oppure dai 15 gol in 8 gare e sprofondare nuovamente nel baratro dopo i due rigori sbagliati contro Atalanta e Lazio non giova certo alla crescita di questo straordinario fenomeno.

La ricetta giusta è quella che hanno solo i grandi campioni, ricetta che vale per qualsiasi sport: non esaltarsi mai troppo dopo le vittorie, non abbattersi troppo dopo un errore. Questa la chiave di volta del Dybala 3.0 pronto a prendersi il futuro suo e dalla Juventus sotto i suoi piedi.

di Vitali Valerio

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