Verso Manchester City-Napoli

Qui Napoli


Martedì andrà in scena una delle partite di Champions League più attese da quando la mano di Francesco Totti ha sorteggiato i gironi della maggiore competizione continentale per club.

All’Ethiad Stadium si affronteranno Manchester City e Napoli.

I leader di Premier League affronteranno la squadra guidata da Sarri che comanda la Serie A dopo la vittoria in trasferta di Sabato scorso contro la Roma.

Prima del roboante 7-2 casalingo contro lo Stoke City, Guardiola ha tenuto a ribadire uno dei concetti già espressi in seguito al sorteggio sulla compagine sarriana:

Dall’analisi dell’espressione facciale e del “body language” del tecnico catalano si evince che ciò che Guardiola dichiara è realmente sentito. Pep, alla seconda stagione in capo ai citizens, ha iniziato già da tempo a studiare il dossier Napoli analizzando i match dei partenopei con focus specifici sulla qualità della costruzione del gioco.

L’espressione inglese utilizzata dal tecnico dei citizens è particolare: build up play. Costruzione del gioco.

Chissà che tra le 21.500 visualizzazioni di questo video, dunque, non ci sia proprio quella di Guardiola, intento a scovare le linee guida di costruzione della manovra impartite da Sarri al suo gruppo.

Seppur datato, questo video mette in evidenza la fase di costruzione di gioco che il Napoli attua dal momento della rimessa in campo del pallone.

Ad 8 dei suoi giocatori non è consentito toccare il pallone più di 2 volte. Gli unici esenti da questo diktat sono Hamsik (che spesso abbonda del terzo tocco) Mertens ed Insigne. Il belga, nuovo finalizzatore della compagine sarriana, dovrà per forza lavorarsi il pallone con più tocchi per far partire la stoccata a rete. Insigne invece, esaltato dall’escalation positiva mostrata soprattutto in questa stagione da parte di Ghoulam, ha il compito di apparecchiare la manovra o aspettando la sovrapposizione dell’algerino o cercando la superiorità numerica attraverso il dribbling del proprio marcatore.

Ma il lavoro dello scugnizzo napoletano, le invenzioni di Marek Hamsik e la finalizzazione di Dries Mertens sono rese possibili proprio dall’imprinting sarriano dato al resto della squadra.

Sarri professa il salto del centrale difensivo in fase di costruzione della manovra. SE l’azione è destinata a passare dai piedi del terzino stante sul lungolinea non ha senso che i due centrali la scambino prima tra di loro concedendo 1 o 2 tempi di gioco all’avversario per scivolare in direzione del terzino. La palla termina nei piedi Ghoulam ed Hysaj direttamente dai piedi di Koulibaly ed Albiol, salvo rare eccezioni rappresentate dall’abbassamento di Insigne che favorisce la discesa di Ghoulam fino al cancello di fuorigioco fissato dalla linea difensiva

Giunta a ridosso della linea laterale, la palla ha fretta di essere scambiata e di terminare in zone più nevralgiche del campo. Il posizionamento della mezzala di riferimento, quello di Hamsik, ed i rispettivi ri-posizionamenti diventano cruciali.

Sarri costruisce triangoli di gioco continui nel lato destro del campo, in cui la chiave del successo è rappresentata dalla velocità di scorrimento del pallone e dal riposizionamento degli uomini al vertice del triangoli, verso mattonelle di terreno non occupate o non copribili da parte degli avversari.

Jorginho, abbassatosi in precedenza per offrire una soluzione di scarico alla difesa, si va a riposizionare negli spazi lasciati liberi dall’avversario alla ricerca dell’uomo a cui destinare di prima battuta il pallone.

A sinistra invece, la premiata ditta Insigne-Ghoulam ha il compito di inventare triangoli lasciando però all’immaginazione degli interpreti la visione del terzo lato o cateto in grado di mettere Insigne Hamsik o Mertens davanti al portiere avversario.

Il ruolo di Ghoulam in questo caso è molteplice. Suo è il compito di evitare il raddoppio di marcatura del terzino e della mezzala avversaria nei confronti di Insigne. Compito svolto quasi sempre al meglio attraverso un meccanismo di sovrapposizione che tende a tenere lontano quantomeno il terzino avversario. Nelle azioni in cui Insigne preferisce lo scarico orizzontale verso Hamsik, Ghoulam gioca al complementare ad 1 del triangolo sopra citato. Arretra di qualche metro se Insigne va dentro o assume i panni dell’incursore quando Insigne arretra.

A seguire lo svolgimento dell’azione ci sono Mertens e Callejon i cui compiti sono tanto semplici quanto “complicati”. Il folletto belga ha il compito di dettare il passaggio ad Insigne Hamsik e Ghoulam. Con il primo si triangola, con il secondo si scatta verso la profondità, con il terzo si cerca il tempo ai centrali per la battuta di testa.

Lo spagnolo in fascia destra invece ha il compito di chiudere l’azione sul secondo palo andando a cercare o un posizionamento in area o la profondità che Insigne è quasi sempre pronto a premiare attraverso sciabolate morbide.

Impedire lo svolgimento della manovra napoletana è tanto semplice dal punto di vista teorico quanto complicato da mettere in atto.

Se per “coprire” la rapida circolazione di palla tra i difensori ed i terzini è sufficiente una maggiore
velocità di scivolamento da parte del pack d’attacco e di centrocampo o un pressing alto della punta volto a spaccare in 2 il campo costringendo il difensore a giocare la palla quasi sempre nella parte più favorevole allo scarico con il piede forte, ciò che serve a centrocampo invece è un ordine tattico ed una capacità di adattamento che solo pochissime altre compagini in Italia ed all’estero sono riuscite a dimostrare.

Occupare gli spazi, chiudere le linee di passaggio, pressare uno scambio e tenere l’uomo fino a che l’avversario in possesso del pallone decida di tornare indietro per riprovare la giocata, per tutti i 90′ diventa esercizio assai difficile sul quale il Napoli fa leva quasi sempre riuscendo a creare l’occasione propizia.

Lo stesso contenimento dell’azione tipica targata Insigne-Callejon ha un alto tasso di difficoltà dato dal fatto che il difensore incaricato di tenere lo spagnolo dovrà quasi sempre prendere una decisione tra la marcatura “preventiva” e l’utilizzo della tecnica del fuorigioco. Quest’ultima, in grado si di eliminare una delle armi più utilizzate dal Napoli, non offre però alcun tipo di opposizione se e quando lo spagnolo trova il giusto inserimento rispetto alla linea avversaria, ritrovandosi a tu per tu con il portiere da distanza più che ravvicinata.

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