Andrea Pirlo annuncia il ritiro dal calcio: questi i 5 momenti salienti della sua straordinaria e vincente carriera

“Alla mia età è ora di dire basta”: con queste parole Andrea Pirlo ha annunciato il suo ritiro a dicembre dal calcio giocato. Questi i migliori momenti della sua lunga e vincente carriera

Andrea Pirlo ha deciso di abbandonare il calcio, per lo meno quello giocato. Questa è una di quelle notizie che trafigge il cuore, per tutti gli amanti di questo sport, indistintamente dalla squadra per cui si fa il tifo.

E già, perché Pirlo è stato e continua ad essere un patrimonio del calcio italiano in tutto il mondo e questi due anni trascorsi negli USA con la maglia dei New York City ne sono un’ulteriore testimonianza. Il centrocampista bresciano, dopo ben 23 anni da calciatore professionista ha deciso di “appendere gli scarpini al chiodo”. Una scelta presa sicuramente non a cuor leggero, ma considerando la sua non più giovane età non può sorprendere più di tanto.

Le fasi salienti della sua carriera – In molti addetti ai lavori hanno decretato che la vera e propria svolta della sua carriera sia stata la sua posizione dai playmaker basso, studiata da Mazzone ai tempi del Brescia. Nel cerchio basso di centrocampo, Pirlo ha fatto vedere il meglio del suo repertorio, anche con la Nazionale, con cui ha vinto da protagonista indiscusso il Campionato del Mondo del 2006, nominato inoltre “Miglior Centrocampista del torneo”.

Il Brescia e l’apprendistato con Baggio: dopo un avvio di carriera brillante che lo ha portato dalle giovanili del Brescia sino all’Inter, nel capoluogo lombardo Andrea non ha mai trovato il giusto equilibrio tattico che gli ha permesso di sbocciare. Tante colpe anche non sue hanno fatto sì che la sua strada e quella del club bresciano si rincontrassero per una seconda volta. Giocare insieme a Baggio nella stessa posizione da trequartista sarebbe stato troppo dannoso e un lungimirante Carlo Mazzone ci arrivò presto; Pirlo play basso, Baggio play alto ad innescare le punte. Una coppia perfetta ed affiatata che ha meravigliato tutti quando sul finire di quella stagione il Brescia si è classificato settimo.

baggio pirlo

Roberto Baggio e Andrea Pirlo ai tempi del Brescia

L’epopea milanista e il rombo di Ancelotti: in un centrocampo altamente qualitativo con Seedorf e Kakà, Pirlo non poteva non trovare la giusta collocazione come vertice basso del famoso “rombo” di Carlo Ancelotti. Con un tenace scudiero come Gattuso, il regista bresciano ha trovato il perfetto equilibrio, soprattutto in Champions League, vinta in due occasioni, nel 2003 e nel 2007.

pirlo champions

Andrea Pirlo, insieme a Kakà e Massimo Ambrosini, ritratto nella gloriosa serata di Atene

 

Di mezzo, uno Scudetto e un Mondiale, trofei che lo hanno innalzato a miglior centrocampista del mondo indiscusso e oggetto di desiderio di grandi club come il Real Madrid, rifiutato più e più volte nel corso degli anni. Il secondo campionato vinto col Milan, quello del 2011, non lo ha visto al centro del gioco come al suo solito. Troppi piccoli infortuni e una continuità di rendimento mai del tutto soddisfacente, che lo hanno portato a ponderare la scelta di abbandonare Milano ed approdare a Torino, sponda Juventus.

Il Mondiale del 2006, l’apice della carriera del “Maestro”: la vera e propria esplosione mediatica in tutto il mondo avviene grazie alla vittoria nel mondiale tedesco. E’ stato lui a battezzare quella Nazionale nella partita d’esordio contro il Ghana. E’ stato lui il vero architetto di quella squadra, come testimonia quell’assist per Grosso nella semifinale contro la Germania. Premiato dalla FIFA come “Miglior centrocampista del mondiale” a giusta ragione, Andrea Pirlo è diventato da lì in poi, a tutti gli effetti, un totem della storia del calcio italiano.

Pirlo 2.0, con la Juventus si riaccende la scintilla: arrivato alla corte di Madama più per volere della dirigenza che non di Antonio Conte, Pirlo stupisce tutti. A 32 anni decide di rimettersi in gioco, al centro del gioco, quello che ha sempre manovrato nemmeno fosse un joystick della playstation. Nel 4-2-4 ideato dall’allenatore leccese non c’era spazio per la sua scarsa propensione alla fase difensiva, o almeno così si pensava. Arrivato dopo quell’estate in una forma davvero smagliante, il regista ex Milan costringe Conte a modificare i suoi piani: 4-3-3 e Marchisio e Vidal ai lati, a garantirgli quella giusta protezione in fase di impostazione. Nel 2012, al suo primo anno alla Juve vince di nuovo e lo fa nella maniera a lui più consona, da assoluto protagonista. Riesce addirittura a migliorarsi nel calcio di punizione, un’arte per lui.

Non si limita però a questo, ne vince altri tre di Scudetti e termina la sua carriera italiana sfiorando un altro grande successo che gli era riuscito nel passato, la Champions League. Nella Finale di Berlino aveva di fronte un altro grande del suo ruolo, quel  Xavi Hernandez che da molti addetti ai lavori può essere paragonato a giusta ragion d’essere come suo “alter ego” spagnolo (o catalano, che dir si voglia). Berlino gli ha dato molto, quasi tutto, ma lo ha privato di un’altra immensa gioia sportiva che lo avrebbe innalzato in una stretta cerchia, quella di coloro che hanno vinto la coppa con più di un club. Un empireo calcistico al quale avrebbe meritato di partecipare.

Una nuova avventura, gli States: metabolizzata la sconfitta nella finale berlinese di Champions con la maglia della Juventus, Pirlo decide di misurarsi in un campionato che tenta ormai da decenni di innalzarsi, ma che non ci riesce davvero mai sino in fondo. La sua scelta è stata vista più come una ponderata decisione della sua vita personale che non calcistica, ma un’esperienza, come dichiarato da lui stesso, che farebbe ancora. Nei New York City manca quel brio prima dei grandi appuntamenti, manca quella musica della Champions, mancano i grandissimi avversari coi quali misurarsi, ma non mancano i rimpianti per una carriera ventennale vissuta al massimo. Una sola rete in 61 presenze non possono essere numeri per uno del suo livello e proprio per questo ha deciso di dire “stop”.

Si dice che un Campione vada lasciato stare, che non vada ingabbiato, per mantenere libera la sua fantasia, la sua libertà di inventare. Per Andrea Pirlo si può dire esattamente la medesima cosa. Le sue geometrie hanno fatto parte di un’anarchia calcistica che ha travalicato il pensiero di tutti i suoi avversari. Nessuno sapeva a chi sarebbe arrivata la palla dopo aver toccato il suo piede destro ed è stato proprio questo ad averlo reso speciale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...