Rossi c’è

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immagine tratta da labaroviola.it

Giuseppe Rossi ha da poco compiuto 30 anni. Quell’età, dunque, dopo la quale, in genere, un calciatore entra nell’ultimo rettilineo della carriera. Quella di “Pepito”, finora, è stata decisamente travagliata, tra ripetuti infortuni alle ginocchia (che in sostanza gli hanno fatto perdere tre anni e mezzo) e un atletismo, di conseguenza, sempre più precario. Pepito, l’Italian Boy nato negli Stati Uniti nel 1987, ha sempre attirato le simpatie dei tifosi delle squadre per cui ha giocato, vuoi per il suo modo timido e genuino di porsi davanti alle telecamere, vuoi per la sua faccia pulita da studente universitario, vuoi per il suo limpido e indiscusso talento.

 

Partito dalle giovanili del Manchester United, Pepito si fa notare per la prima volta in Italia a Parma, quando all’età di 20 anni trascina i ducali alla salvezza con 7 gol in 19 partite. I sei mesi emiliani gli permettono di farsi una reputazione in giro per l’Europa, e così sale sul primo volo per Villarreal, dove lo attendono un ambiente sereno e una squadra giovane, che solo un anno prima aveva giocato una semifinale di Champions League. Con la maglia del Submarino Amarillo, Rossi segna 54 gol in 136 partite, diventando uno dei principali marcatori stranieri della storia del club. Non mancano nemmeno i momenti negativi, come la morte del padre Fernando, a cui Giuseppe dedicherà la maglia numero 49 (l’anno di nascita del padre) nei suoi anni fiorentini.

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immagine tratta da gazzettagiallorossa.it

Il vero incubo del nativo di Teaneck (New York) inizia però il 26 ottobre 2011, quando al Santiago Bernabeu, nel match perso 0-3 contro il Real Madrid, il legamento crociato del suo ginocchio destro si rompe. Rossi sembra recuperare secondo la tabella di marcia, ma sei mesi dopo, il 12 aprile, al primo allenamento in gruppo, riporta una nuova lesione al legamento crociato anteriore del ginocchio già operato. E’ un periodo difficilissimo sia per Pepito che per il Villarreal che, orfano del suo goleador, passa in sole due stagioni dalla semifinale di Europa League alla retrocessione in Segunda Divisiòn. Dopo altre due operazioni e dieci mesi di stop, Rossi torna finalmente sui campi da gioco. Questa volta con la maglia della Fiorentina, che per strapparlo al retrocesso Villarreal si deve separare da 16 milioni di euro. Pepito vuole lasciarsi alle spalle quegli infortuni che, come se non bastasse, lo hanno privato all’ultimo momento della partecipazione agli Europei 2012 con la maglia degli Azzurri (Rossi era già stato escluso in extremis da Sudafrica 2010 e la stessa cosa avverrà, crudelmente, anche poco prima di Brasile 2014).

Nella Fiorentina Pepito parte alla grande, raggiungendo il suo massimo con la tripletta nel 4-2 contro la Juve, fino a che il 5 gennaio 2014, uno scontro con il difensore del Livorno Rinaudo non gli sbriciola nuovamente il ginocchio. Dopo 4 mesi, Rossi torna in campo nella finale di Coppa Italia, giusto in tempo per concludere la stagione con 17 gol in 24 partite.

La tripletta alla Juventus:

Si suol dire che la fortuna sia cieca, ma che la sfiga ci veda benissimo. Questo è uno di quei casi: Giuseppe Rossi perderà tutta la stagione successiva (2014-15) a causa di un sovraccarico del ginocchio, curato con difficoltà insieme agli affaticamenti muscolari da esso derivati. Al suo rientro, il giocatore è profondamente cambiato: la corsa non è più fluida ed esplosiva, ed anche la tenuta mentale è fragile. Rossi non si fida più delle sue ginocchia. D’altronde, con sei operazioni alle spalle, come potrebbe essere altrimenti?! Rossi non rientra nei piani di Paulo Sousa e si trasferisce in prestito in Spagna, prima al Levante (retrocesso al termine della stagione 2015-2016) e poi, al termine della scorsa estate al Celta Vigo, dove tra Europa League e Liga, in teoria, di spazio per giocare ce n’è.

Malgrado un solo gol segnato nelle prime 15 presenze stagionali e una folta concorrenza da sbaragliare, pochi giorni fa, lo scorso 3 aprile, Pepito è tornato a segnare. Lo ha fatto con una bellissima tripletta al Las Palmas, giusto per ricordarci che, nonostante tutto, Rossi c’è!

di Luigi Favero

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