Il momento più buio del calcio olandese

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immagine tratta da passionedelcalcio.it

L’amichevole di Amsterdam contro l’Italia è stata solo l’ultima dimostrazione del declino che sta vivendo il calcio Oranje, a livello di Nazionale e di club. Come è possibile che un Paese dalla grande tradizione calcistica come l’Olanda, protagonista di un secondo posto a Sudafrica 2010 e di una medaglia di bronzo a Brasile 2014, si sia inabissato fino all’attuale grigiore?

Il momento è delicatissimo: Danny Blind, padre del calciatore Daley, è stato sollevato dall’incarico di CT a soli due giorni dalla partita contro gli Azzurri, motivo per cui in panchina ci è andato Fred Grim, nominato ad interim. La Federazione Olandese, dopo il rifiuto di Frank De Boer, starebbe cercando un selezionatore straniero (è stato fatto anche il nome di Claudio Ranieri), mentre l’opinione pubblica chiede a gran voce un ritorno di Louis Van Gaal, al momento ritiratosi a tempo indeterminato dal mondo del calcio. Quest’ultima sarebbe forse la soluzione più opportuna per tentare un’improbabile rimonta nel gironcino eliminatorio, che vede l’Olanda in quarta posizione dietro a Francia (13 punti), Svezia (10) e Bulgaria (9), ricordando che solo la prima classificata otterrà il pass diretto per la Russia, mentre la seconda passerà dai playoff. La sconfitta (2-0) della scorsa settimana in Bulgaria è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, come se la mancata qualificazione all’ultimo europeo (allargato tra l’altro a 24 squadre) non fosse bastata.

La realtà dei fatti è che il campionato nazionale, l’Eredivisie, sta via via perdendo competitività, come confermano i risultati in campo internazionale di Ajax, Feyenoord e PSV (solo l’Ajax è ancora in corsa, in Europa League), qualità affossata ulteriormente dal fatto che i giovani vengono ceduti all’estero troppo presto, tanti di loro bruciandosi a carriera appena iniziata (la maggior parte degli olandesi sceglie la Premier League, calcio diametralmente opposto all’Eredivisie per ritmo e intensità dei contrasti fisici, divenendo di fatto riserve).

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L’Amsterdam ArenA

E’ anche vero che l’Ajax, la squadra olandese di maggior successo, non può competere economicamente con le big europee come poteva accadere alla fine del ventesimo secolo, dunque quella di cedere giocatori non appena acquisiscono un discreto valore di mercato è una pratica da un lato (finanziario) anche redditizia, ma da un altro (sportivo) decisamente limitante. Pochi sono infatti i giocatori di formazione olandese affermatisi negli ultimi anni: su tutti i due “romani” De Vrij, uno dei migliori difensori in circolazione, e Strootman, purtroppo entrambi particolarmente predisposti ad infortuni che rischiano di rallentarne la crescita (soprattutto nel caso di Strootman). Strootman indossa la fascia di capitano quando tra i titolari non compaiono Sneijder e Robben (spesso indisponibili oppure impiegati a partita in corso), questo per far capire quanto si punti su di lui per rilanciare un nuovo ciclo.

Non è di poco conto il problema dell’eredità di Sneijder e Robben, i simboli delle recenti cavalcate mondiali, probabilmente due dei migliori cinque giocatori al mondo in occasione di Sudafrica 2010. Oggi mancano campioni e giocatori di personalità, logica conseguenza della politica di cui sopra delle big olandesi: sviluppare per guadagnare e non per vincere.

Dopo che anche Van Persie ha detto addio alla Nazionale, il principale cannoniere è Bas Dost (se i campionati finissero oggi sarebbe la Scarpa d’Oro 2017, ma giocando nello Sporting Lisbona, in un campionato non di primissimo livello), non certo un attaccante su cui fare affidamento in vista di un grande torneo, tant’è che spesso Blind ha schierato il falso 9, Depay, un altro la cui carriera sta andando in retromarcia. Con Robben e Huntelaar a fine carriera, le previsioni non possono certo essere rosee, nel breve-medio periodo, così come preoccupa il reparto arretrato, che ad eccezione dell’infortunato De Vrij (in sua assenza il titolare è il compagno laziale Hoedt) continua a far acqua da tutte le parti nonostante la piacevole sorpresa Rick Karsdorp, forte terzino destro del Feyenoord (squadra che in estate sicuramente lascerà) e alla continua ascesa di Virgil van Dijk, centrale del Southampton. I giocatori di livello internazionale sono pochi altri: tra questi Klaassen dell’Ajax e Wijnaldum, tuttofare nel Liverpool di Klopp.

Nel lungo periodo, invece, è auspicabile che la scuola olandese riprenda a sfornare talenti come ha sempre fatto in passato, riportandoci ancora una volta a vivere lo spettacolo del suo paradigmatico 4-3-3. In qualche modo, bisognerà pur giustificare il nome del centro sportivo dell’Ajax, De Toekomst. Tradotto: il futuro.

di Luigi Favero

 

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