Il derby più bello d’Italia

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Tratta da U.C.Sampdoria.it

Genova, 3 Novembre 1946 

Sampdoria-Genoa 3-0

Nel vecchio stadio Luigi Ferraris di Genova si registra il tutto esaurito, ci sono tutti, c’è una città intera, c’è il Presidente della Repubblica Italiana Enrico Di Nicola.
Tutto e tutti sono in fermento perché c’è una neonata società di calcio che sfida il club calcistico più antico d’Italia, il Genoa Cricket and Football Club.
All’epoca il calcio era un’altra cosa, il calcio era un vero e proprio fenomeno di aggregamento sociale e la domenica, unico giorno libero della settimana, una comunità intera si riuniva per dare vita a quella che diventerà una delle partite che hanno fatto al storia del calcio tricolore.
La nuova società non era proprio “nuova” dato che era la risultante della fusione di due società che già erano conosciute nella città ligure, ovvero la Sampierdarenese e l’Andrea Doria.
Stagione 1945-46, ambedue le squadre militavano nella massima serie del girone settentrionale, solo che la Sampierdarenese retrocesse mentre l’Andrea Doria arrivo al 10° posto e riuscì a comprare anche il promettente Bossetto in vista della prossima stagione.
Ma quando nel 1946 ritornò il girone unico unificando il girone meridionale con quello settentrionale, la ricca Andrea Doria retrocesse e venne ammessa grazie ai titoli e meriti sportivi precedenti la povera Sampierdarenese destando scalpore tra gli appassionati e gli addetti ai lavori, sicché dopo alcune trattative si decise di unire le due società e nacque l’Unione Calcio Sampdoria.
Quelli nuovi partono forte e vanno subito in vantaggio (42′ p.t.) con un tale Baldini detto Pinella, per poi raddoppiare sul finire del primo tempo con Frugali.
Il primo tempo si chiude a sorpresa 2 a 0 e tutti si aspettano un secondo tempo a forti tinte rossoblu ma al terzo della ripresa Fiorini sigla il terzo gol che chiuderà quello che sarà il più antico Derby d’Italia.

Stiamo parlando del Derby della Lanterna.

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Tratta da genoasamp.com

La parola Derby è stata coniata in ambito sportivo dal Conte Edward Stanley della contea del Derbyshire intitolando così la storica e più importante competizione ippica Inglese, “The Derby”.
Da quel momento in poi quella parola fu utilizzata da tutti gli sportivi hanno utilizzato quella parola per descrivere i più importanti eventi sportivi dell’anno, e dato che l’importanza di battere i rivali e far valere la propria supremazia era importante a quei tempi, tutte le stracittadine o gli scontri tra rivali vengono definiti con il termine Derby.
Di tutte le stracittadine nel mondo se proviamo a contarne 20 più influenti e “calde”, di sicuro il Derby della Lanterna rientra tra queste.

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“La Lanterna”

Questa partita mobilita una città intera che si divide in due, una fazione rossoblu ed una blucerchiata, all’ombra del faro simbolo di quella città che veniva definita l’Insuperabile o la Dominante dei Mari.
Divide la città settimane prima nella preparazione di quello che è forse il più bel derby del calcio italiano.
L’atmosfera che le due tifoserie creano in quello stadio tipicamente inglese, forma un connubio di colori ed emozioni che rendono questa partita una delle più sentite al mondo.
Il derby non si può perdere, il derby non si pareggia… si vince! Basti pensare che la società rossoblu ha ritirato il numero 12 per omaggiare la magnifica tifoseria della Gradinata Nord, i quali dedicano alla squadra la splendida canzone “You’ll Never Walk Alone”.

Ad oggi i numeri sorridono alla Sampdoria con 139 vittorie non molte in più rispetto alle 124 vittorie del Genoa, e l’alto numero dei pareggi (come in ogni derby che si rispetti) rende la sfida una grande partita combattuta sempre nonostante i vari momenti delle due squadre.
Sfida resa ancora più un “cult” del calcio italiano anche per la presenza di grandi capitani e prolifici bomber che si sono susseguiti tra le fila delle due squadre, diventandone simbolo e bandiera.

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Il giocatore simbolo che ha segnato la storia del club rossoblu con il maggior numero di presenze è stato Gennaro Ruotolo, protagonista della storica qualificazione alla Coppa UEFA della stagione 1990-’91 raggiungendo le semifinali.
Altro indimenticabile capitano è Marco Rossi che ha militato nel Genoa anche dopo la retrocessione in Serie C1, combattendo per il grifone riportandolo in Serie A (nel 2014 il suo numero 7 verrà ritirato in suo onore).

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I tifosi del Genoa ricordano con piacere anche “fisico” Tomáš Skuhravý che in 6 stagioni con il Grifone ha totalizzato 163 presenze condite da 58 reti con una media di 0.36 gol a partita.
Il cannoniere ceco è inoltre il miglior realizzaotre del Genoa in Serie A dall’istituzione del girone unico.
Grandi giocatori nel sono passati in entrambe le squadre, giocatori del calibro di Diego Alberto Milito e Roberto Pruzzo, entrambi presenti nella classifica dei marcatori di sempre del Grifone e grandi protagonisti del calcio italiano negli anni in cui incantavano i tifosi di tutta italia.

 

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Nelle rose della Samp invece tra i grandi capitani troviamo lo storico Mario Frustalupi e un certo Marcello Lippi che da allenatore vincerà anche il Mondiale, per poi passare a Pellegrini che con i blucerchiati ha vinto tanto come lo scudetto della stagione 1990-’91.
E nella Rosa di quella stagione c’era anche uno che con i piedi pennellava il pallone dove e come voleva lui, e che con Gianluca Vialli formavano “i gemelli del gol”.
Roberto Mancini ha di certo lasciato il segno in quella Sampdoria, venendo selezionato nella classifica dei candidati al Pallone d’Oro insieme al suo gemello sopra citato.
Grandi giocatori come lo Zar Pietro Vierchowood (358 presenze e 25 gol) e il nostalgico Francesco “Ciccio” Flachi che nonostante il burrascoso fine carriera comunque risulta essere il terzo marcatore di sempre della Samp dietro ai leggendari gemelli del gol.

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Dei capitani più recenti ricordiamo l’introvabile (per info. chiedere ai collezionisti di figurine) Sergio Volpi ed il capitano guerriero Angelo Palombo che nell’ultima partita della sciagurata stagione della retrocessione pianse lacrime di calcio sotto la gradinata sud in cerca del perdono dei sostenitori… immagini ancora vive negli occhi di tutti gli sportivi italiani.

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William Thomas Garbutt primo allenatore in Italia

« “[..] se tra voi c’è qualche fuori-classe lo sopporterò, altrimenti per fare una grande squadra mi accontenterò soltanto dei.. grandi giocatori, cioè di quei giocatori che hanno il coraggio grande, il cuore grande. Chi non ha queste virtù non è un grande giocatore, e neanche un mediocre giocatore. È soltanto nulla, quindi può vestirsi ed andarsene subito.” »

Queste sono le parole dell’inglese William Garbutt, uno che, dopo aver militato nei primi anni del ‘900 come attaccante nell’Arsenal e nel Blackburn, decise di venire a Geova per lavorare presso il Porto per poi venire nominato, seppure in circostanze abbastanza incerte e dubbie, allenatore del Genoa.
Da quel momento in poi venne definito “Mister”, appellativo che da li in poi venne dato a tutti gli allenatori di calcio, e divenne l’allenatore del Genoa d’Oro squadra invincibile che vinse 3 campionati di cui gli ultimi due consecutivi.

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Indimenticabile e ancora oggi ricordato e amato è il “Professore” Franco Scoglio e rivale della controparte Sampdoriana Vujadin Boškov, che per il suo amore per il Genoa decise di rinunciare all’esperienza mondiale alla guida della Tunisia nel 2002 per salvare il grifone dalla retrocessione in serie C.
Indimenticabili le sue parole che furono profezia << Morirò parlando del Genoa >>.
Più recente è stata l’esperienza di Giampiero Gasperini che con il Genoa conquistò la promozione in Serie A conquistando il titolo di panchina d’argento e ottenendo per la prima volta il titolo di allenatore ad aver vinto più volte consecutivamente il Derby della Lanterna (3 volte).

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L’altro professore che bisogna citare è il già citato Vujadin Boškov, tecnico discusso ma geniale il cui nome viene ricordato da tutti gli sportivi italiani e che ha portato nella sponda blucerchiata lo storico scudetto nella stagione 1990-’91 e la finale di Champions persa contro l’Ajax nel 1992 dove si registrò l’esodo di quasi 30.000 tifosi Doriani.
Gli anni d’oro della Sampdoria finirono con l’abbandono del serbo della panchina Sampdoriana e con la scomparsa del presidente Paolo Mantovani.
Nonostante negli anni successivi la Sampdoria non sia arrivata ai livelli di quella forte squadra, gli allenatori che riuscirono a restare in qualche modo nella storia della società furono comunque tanti con risultati modesti.
I due Walter Novellino e Mazzarri ne sono un esempio dato che durante le loro stagioni sono riusciti a raggiungere ottimi risultati in relazione alla rosa allenata con il raggiungimento  delle qualificazioni alle competizioni Europee.

Grande storia, grandi campioni e grandi allenatori per il più sudamericano dei derby nel più inglese degli stadi del calcio italiano.

 

di Andrea Danuzzo

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