#MondoMotori – Gigi Galli, l’Italiano Volante

Immagine tratta da www.automotocorse.it

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Gigi Galli, esordisce nel mondo delle corse nel 1995, aggiudicandosi, poco più che maggiorenne, il trofeo Fiat. È nel 1998, invece, che diventa per la prima volta Campione Italiano Gr.N (titolo che porterà a casa anche nel 2000).

Dopo le buone prestazioni nei primi anni 2000, nel 2004 approda in un team ufficiale nel Mondiale Rally: il Mitsubishi Motorsport, infatti, lo prende in qualità di pilota e tester.
Nel 2005, poi, iniziata la stagione con un programma che prevede l’alternanza sua con Gilles Panizzi sul secondo sedile della Mitsubishi, Galli, dalla Turchia in poi, parteciperà a tutte le gare della serie iridata.

Nel 2006 la Mitsubishi Motors, decide improvvisamente di ritirarsi dalle competizioni a stagione in corso. Ritrovatosi senza un sedile, Gigi riesce a mettere in piedi un mini programma alternativo al volante di una Peugeot 307 WRC semiufficiale, grazie ad una serie di sponsor. Al volante della vettura francese, riesce a conquistare un 3º posto in Argentina e un 4° in Svezia.

Conosciamo meglio l’Italiano volante (soprannome datogli dopo aver realizzato, al Rally di Finlandia del 2005, un salto di ben 54 metri con la sua Mitsubishi) attraverso questa intervista esclusiva rilasciata ad Autogol al Novantesimo, nel Marzo 2015.

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Quando è nata la tua passione per le auto e come hai iniziato a correre?
La passione mi è nata grazie al fatto che ereditai, all’età di dodici anni, una officina meccanica dai miei; in realtà più che un’officina vera e propria era un box grande, sei metri di lunghezza per tre di larghezza, con alcuni ferri usati all’intero. Iniziai mettendo a posto le biciclette, poi a 14 anni sono passai alle motorette, a 16 le moto un po’ più grandi ed a 18 anni cominciai con le macchine.
Poi ricordo che una sera a Livigno, dove vivo, ci trovammo al bar con gli amici e parlando tra noi su cosa ciascuno di noi sapesse costruire, io dissi “Beh io so costruire una Fiat Uno 4×4” che allora non esisteva (a quei tempi per andare in giro usavo la macchina di mia madre che era proprio una Fiat Uno). Scommettemmo una birra ed in tre mesi, lavorando giorno e notte,riuscii a costruire questa macchina anche se non avevo i soldi. Per riuscire a portare a termine il progetto presentai l’idea, un’idea che avevo solo in mente, ad un pasticcere di Livigno, che tra l’altro tutt’ora fa il pasticciere, e che aveva la passione per le corse. E’ stato lui che finanziandomi mi permise di costruire questa macchina. Però l’accordo prevedeva che una volta ultimati i lavori, dovesse correrci lui.
Una settimana prima della prima gara terminai la macchina ed andammo a provarla insieme in pista. Una volta finita la prova lui scese dall’auto e mi disse: “La macchina va benissimo però siccome ho visto quanta passione, dedizione e tempo ci hai messo per farla, non vorrei mai che correndo la rovinassi, non riuscirei a dormirci, per questo motivo avrei piacere che ci corressi te”.
Da lì sono iniziate le mie corse.

La tua prima prova speciale vinta nel mondiale rally è stata 10 anni fa il 11 Febbraio 2005. Che ricordo hai di quel giorno?
Beh come se fosse ieri anche se son passati dieci anni. E’ stato il coronamento di un sogno. Mi ricordo che nel 1991 tornando a casa dalle prime gare che facevo sul ghiaccio, guardavo un giornale di rally (di cui non ricordo il nome) dove c’era una mia fotografia piccola (la ricordo molto bene nella mia mente) perché avevo fatto una buona gara sul ghiaccio; in quello stesso periodo, poi, c’era anche la tappa del mondiale in Svezia e guardando gli articoli che ne parlavano, pensavo: “cavolo se mi piacerebbe andare e vincere qualcosa lì”. Poco più di dieci anni dopo è successo veramente.
Riuscire a raggiungere quell’obbiettivo, insieme alla Pirelli (eravamo gommati Pirelli) con la Mitsubishi, fu una bella soddisfazione, insieme a tutta la squadra, insieme al mio navigatore che allora era Guido [D’Amore ndr] perché ne avevamo passate tante insieme e quindi vincere una prova speciale su quel fondo lì è stato veramente il coronamento di un sogno.

Chi è stato l’avversario più duro con cui hai lottato?
Se penso a degli avversari tosti mi vengono in mente quelli del trofeo 500 nel 1995/96, soprattutto nel 1996; lì sapevamo tutti di avere la stessa macchina ed essendo il pilota a fare la differenza c’era molto rispetto tra di noi. Mi vengo in mente, Toti, Maselli, Dati, Calzani; mi vengo in mente questi con cui abbiamo fatto delle lotte veramente toste; mi viene in mente anche Giandomenico Basso. Con questi piloti abbiamo battagliato sul filo dei decimi, nel trofeo 500.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione in carriera?
La più grande soddisfazione è stata quella di poter rappresentare un sogno partito nel 1995, anzi prima, perché 1995 già cominciavo a viverlo. Grazie a Lancia ho potuto sognare i rally, grazie a Fiat ho avuto la possibilità di vincere dei soldi da poter subito reinvestire per andare avanti con le corse, questo grazie anche al Jolly club che non mi dimenticherò mai, nella persona di Roberto Antonini, che per me è stato un riferimento assolutamente straordinario.
Poi, poter portare avanti tutto questo con la realizzazione di un sogno ovvero quello di poter firmare un contratto come prima guida in Mitsubishi.

E quale, se c’è, il tuo più grande rimpianto?
Il rimpianto, se rimpianto vogliamo chiamarlo, è stato il fatto di aver firmato con Mitsubishi e poi questa ha dovuto tagliare un programma a causa di altri problemi. Per me è stato un onore scalare da figlio unico, senza padre e della bidella di Livigno, (non lo dico perché mia mamma faceva la bidella ma perché intendo che ero uno senza grandi sponsor personali), riuscire a scalare ed arrivare a firmare un contratto con una casa ufficiale. E’ stata la realizzazione di un sogno, diventata rimpianto perché quell’anno avevo altre possibilità che scartai anche perché c’era una sorta di riconoscenza nei confronti di Mitsubishi da parte mia, dato che mi avevano preso negli anni precedenti per crescere insieme a loro.

3 Aggettivi per descrivere il “Gigi Galli pilota” e 3 per il “Gigi Galli di tutti i giorni”.
Beh, non parlo mai di me stesso. Preferisco che siano gli altri a giudicarmi. [sorride]

Giovani piloti italiani; come mai secondo te non abbiamo più piloti in F1 e solo sporadiche apparizioni nei rally? Avresti delle idee per far aumentare il numero di giovani italiani nelle competizioni e per farli crescere in modo da essere competitivi ai massimi livelli?
E’ una domanda non tanto facile, anche perché vederla da un punto di vista diverso da quello di chi ha la gestione non è facile. Da un po’ di tempo però si pensa più a far quadrare i conti e questo influisce sulla formazione dei giovani. Volendo puoi includere anche me, perché già quando correvo nel trofeo 500 non c’erano grandi risorse e soprattutto non c’era una casa come Lancia, con le risorse necessarie per poter investire sui giovani come potevo essere io ad i miei tempi.

di Rocco Lucio Bergantino

In collaborazione con
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