Sevilla Maravilla

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La scorsa estate a Siviglia si è concluso il glorioso ciclo Emery. Al suo posto è arrivato Jorge Sampaoli, un argentino alla sua prima avventura in Europa dopo aver portato prima la Universidad de Chile e poi la Roja (la vera Roja è la nazionale cilena, soprannome poi rubato dagli ex colonizzatori spagnoli) sul tetto del Sudamerica.Il DS Monchi, grande stratega di mercato e futuro dirigente della Roma, ha portato in Andalusìa una serie di giocatori che hanno fatto impennare clamorosamente l’hype intorno al Ramon Sanchez Pizjuan: Ganso, El Mudo Vazquez, Correa, Vietto, Ben Yedder, Nasri solo per citarne alcuni. In pochi credevano veramente nell’efficienza di questa squadra, spettacolare sulla carta ma poco concreta ed equilibrata nell’opinione pubblica.

“Il Siviglia di Sampaoli è una folle utopia”, si diceva ad agosto in Spagna, dopo il 6-4 contro l’Espanyol della prima giornata. I fatti ad oggi dicono che il Siviglia è secondo in Liga davanti a Barcellona e Atletico Madrid, mentre solo quindici giorni fa ha battuto il Real Madrid campione d’Europa al termine di una partita surreale.

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Il 3-3-1-3 di Jorge Sampaoli

Jorge Sampaoli, complici anche i periodi di difficoltà del City di Guardiola, è in questo momento il principale innovatore del calcio europeo. Le sue squadre trasudano di Bielsismo puro: pressing forsennato per 90′, ricerca della verticalità, gioco di posizione.

Gli stessi princìpi che si possono ritrovare sia nel Cile campione del Sudamerica nel 2015, sia nella squadra sudamericana più bella degli ultimi 15 anni: la sua U de Chile, i cui giocatori erano tutt’altro che fenomeni ma dai quali Jorge Sampaoli sapeva estrarre il meglio (pensate che la stella era Eduardo Vargas, per tutti Edu, passato per Napoli ma uscito da un reality-show cileno, l’equivalente di “Campioni” in Italia).

La cultura del lavoro è un’ossessione nel pensiero di Sampaoli che, cresciuto nel quartiere di Barracas, in mezzo al nulla, ha sempre dovuto guadagnarsi ciò che ha poi ottenuto.

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Una frase di Che Guevara tatuata sul braccio di Sampaoli: “Non si vive celebrando vittorie, ma superando sconfitte”.

 

Modesto giocatore ritiratosi a 19 anni per un infortunio, El Hombrecito (l’ometto) ha iniziato il suo girovagare da allenatore con il Belgrano de Arequito, una squadretta di una lega provinciale argentina, nel 1996. Durante una partita venne espulso, uscì dal piccolo stadio e per seguire al meglio i suoi giocatori si arrampicò su un albero.

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Sampaoli sull’albero. La foto uscì all’indomani della partita su un giornale argentino.

Tornando ai giorni nostri, la vera impresa di Sampaoli al Siviglia è stata quella di riuscire a trovare una giusta collocazione per gli elementi della rosa che non sembravano poter entrare nel sistema dove tutti devono saper fare tutto e il talento dell’individuo va messo a servizio della squadra. Il Siviglia ha trovato infatti un suo equilibrio particolare: un equilibrio “disordinato” che permette ai giocatori di abbandonare la propria zona di competenza ed essere allo stesso modo efficaci. Paradossalmente, la squadra risulta essere tanto più ordinata quanto più decide di pressare alto e di attaccare con molti uomini, ovvero applicando soluzioni tattiche che solitamente compromettono l’equilibrio del sistema.

Sampaoli è riuscito a valorizzare le immense qualità di Franco Vazquez, mettendolo al centro del gioco e facendogli toccare tanti palloni vicino all’area avversaria (cosa che non era in grado di fare nell’ultimo anno a Palermo a causa della povertà tecnica dei compagni). El Mudo è un giocatore raffinato: sembra innalzare il suo livello di gioco all’aumentare della qualità dei compagni. A Siviglia ha finalmente trovato una squadra che parla la sua stessa lingua, calcistica e non. A beneficiarne sono soprattutto Vietto, Ben Yedder e da qualche giorno Jovetic, ovvero i tre centravanti.

I risultati sono brillanti:

L’altro playmaker offensivo è Samir Nasri, talentuosissimo giocatore che sembrava essersi perso nel grigiore di Manchester. Il francese agisce sul centro-sinistra della trequarti e rientra sul destro per servire i tagli in diagonale dei compagni. E’ lui (o, in sua assenza, Franco Vazquez) il vero enganche della squadra, il deputato a collegare centrocampo e attacco con le eleganti transizioni palla al piede. A Nasri è concessa massima libertà di movimenti e giocate, perchè come dicono in Argentina l’enganche è un compito, non un ruolo.

Professor Nasri sale in cattedra: filtrante a tagliare fuori le linee avversarie…

L’unico esterno offensivo puro è Victor Machin Perez, meglio noto come Vitolo, sporadicamente impegnato anche da esterno a tutta fascia nel 3-5-2 alternativo con cui il Siviglia affronta alcune trasferte. L’imprevedibilità sulle fasce è una delle lacune di questa squadra, complice la cessione estiva dello specialista del dribbling in velocità Yevhen Konoplyanka. Per sopperire a questa mancanza la squadra di Sampaoli cerca di creare superiorità posizionale sia nella zona centrale del campo che sulle corsie esterne, sfruttando i tagli dei trequartisti laterali che liberano campo per Mariano a destra ed Escudero a sinistra, spesso liberi di crossare con spazio. L’ uno-contro-uno (il cui principale interprete della rosa è Pablo Sarabia) è una soluzione poco esplorata anche per questo, dato che le azioni più pericolose nascono dalla superiorità tra le linee generata soprattutto da N’Zonzi (autentico metronomo della squadra), Vazquez e Nasri, maestri del passing-game. A questo proposito va sottolineata l’influenza che ha il vice di Sampaoli nel gioco del Siviglia: si tratta di Juanma Lillo, vero e proprio guru del gioco di posizione.

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Il 3-5-2 alternativo spesso usato in trasferta

Se i fantasisti offensivi sono Nasri e Vazquez, il responsabile dell’uscita della palla dalla difesa è Steven N’Zonzi, francese acquistato nel 2015 dallo Stoke City per soli 6 milioni di euro. N’Zonzi, dotato di grande visione di gioco e di un fisico dominante che gli permette di proteggere il possesso anche sotto pressione, è solito abbassarsi tra due dei centrali difensivi (che scalano indifferentemente a destra o sinistra per formare una linea a 4) e ricevere palla, applicando così la salida lavolpiana, utile ad ordinare la squadra e a creare superiorità tra le linee di pressing avversarie. Quando ciò non si verifica l’azione parte dai piedi educati di Nico Pareja, il capitano della squadra.

Il rischio che comporta l’applicazione della salida lavolpiana è principalmente quello di scoprire la zona nevralgica del campo togliendo di fatto il mediano e aumentando le distanze tra i componenti del reparto difensivo. N’Zonzi però garantisce sicurezza e precisione, essendo uno dei centrocampisti più apprezzati d’Europa in questa specialità.

Sono princìpi all’avanguardia come questi che rendono il Siviglia di Sampaoli, aldilà dei soddisfacenti risultati ottenuti, una delle squadre più interessanti del calcio europeo. Una folle utopia che è diventata in pochi mesi una seducente realtà.

La salida lavolpiana deve il suo nome a Ricardo La Volpe, tecnico argentino che la introdusse per la prima volta nel Messico del 2006. Il giocatore incaricato dell’uscita della palla era Rafa Màrquez:

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1-Situazione statica iniziale;

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2-I “centrali esterni” si aprono, i terzini si alzano sulla linea dei trequarti e il mediano si abbassa;

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3-Visione d’insieme: N’Zonzi forma una linea a 4 preparando la salìda lavolpiana (uno a turno tra Rami e Mercado si alza a seconda del lato in cui si trova la palla)

 

di Luigi Favero

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