Alex Sandro, da “riserva strapagata” a pedina fondamentale della Juventus

Nel giorno del suo 26esimo compleanno ripercorriamo l’evoluzione tattica e tecnica di Alex Sandro, divenuto uno delle colonne di questa Juventus

L’arrivo a Torino

Dal giorno del suo approdo alla Juventus fino a tutta l’estate e anche oltre, in molti, tifosi juventini e non, si sono pronunciati in maniera alquanto negativa sull’acquisto del terzino sinistro brasiliano. Marotta infatti lo ha strappato al Porto per la cifra “monstre” di 26 milioni di euro, considerati esagerati per il suo ruolo in campo.

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La sua posizione in campo era senza discussione occupata da Patrice Evra, proprio quello “Zio Pat” che pochi mesi prima aveva aiutato la sua squadra a raggiungere la finale di Berlino e a vincere il quarto scudetto consecutivo.

Potenza e piedi buoni, un mix perfetto

Man mano però le gerarchie si sono ribaltate, poiché a Vinovo tutti stavano iniziando a vedere le enormi qualità tecniche, fisiche e tattiche di un giocatore che all’occorrenza sapeva calzarsi alla perfezione sia come sterno di sinistra nel tanto amato/odiato 3-5-2, sia come terzino in una difesa a quattro. Allegri però, nel corso della stagione, anche in partite fondamentali come quelle contro il Milan, il derby, o nel match contro il Napoli lo ha reinventato come esterno d’attacco, persino laterale di centrocampo nel 4-4-2 di Monaco.

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In tutte queste occasioni Alex Sandro ha sempre saputo come ripagare la fiducia, fornendo sempre un assist decisivo, persino nella decisiva partita del raggruppamento di Champions League contro il Manchester City. La polivalenza del brasiliano già nella seconda metà della stagione appena trascorsa stava facendo capire a molti che anche questa volta la dirigenza della Juventus aveva fatto un grande colpo, anticipando il City, pronto ad accaparrarselo per un prezzo anche più elevato.

Una pedina fondamentale

La mossa della Juventus è stata davvero fenomenale: inserire gradualmente il calciatore nelle gerarchie di squadra e di spogliatoio, crescere sotto l’ala protettiva di un maestro di calcio come Evra, per poi sfruttare al massimo la crescita fisica, tattica e tecnica del ragazzo. Oggi Alex Sandro è tra i primi tre o quattro laterali di sinistra al mondo, rientra nella stretta cerchia nella quale fa parte Marcelo, Alaba e Filipe Luis e quando manca la squadra ne risente, come nelle sconfitte di Doha o Firenze.

Ora che anche Evra si è trasferito all’OM, Alex Sandro non è più solamente un “jolly” da inserire a partita in corso, ma un’arma in più pronta per essere sfruttata a pieno.

di Vitali Valerio

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