Coppa Italia, un format da rifare

La Coppa Italia, sinonimo di “fastidio” per molti club di Serie A e di Serie B, sta subendo un crollo vertiginoso in quanto ad appeal. Non solo ci sono meno appassionati davanti alla TV, (che per lo meno da qualche anno permette di seguire tutti i match e non solo quello delle 21) ma ci sono anche molti meno tifosi allo stadio. Ma quali sono i motivi di tutto ciò? E soprattutto, come si potrebbero risolvere tali problemi?

Gli orari delle partite

Si prenda come esempio lampante quanto visto anche in questa edizione, nei match tipo Palermo – Spezia e Empoli – Cesena, giocati entrambi alle ore 15 dove sembrava più di assistere ad una partita di terza categoria che non ad un incontro ufficiale che vale il superamento del passaggio del turno della Coppa Nazionale.

Le federazioni calcistiche devono assolutamente accordarsi per impedire che questo autentico scempio accada di nuovo. Giocare in questa fascia oraria non permette a nessuno di seguire la partita, sia per chi la vede a casa, sia per chi vorrebbe andare allo stadio, che in molti casi è impossibilitato per motivi di lavoro.

Una soluzione potrebbe essere rappresentata dallo slittamento dell’orario in due partite delle 18, visibili contemporaneamente sui due canali sportivi della tv di Stato.

La meritocrazia del tabellone

In molti decidono a prescindere di non seguire la partita perché reputano il format della Coppa Italia come il più iniquo possibile. Perché mai una squadra sfavorita già di suo (prendiamo ad esempio il Pisa che ha sfidato, nello scorso turno, il Torino in casa sua) è costretta a giocare anche in trasferta? Sarebbe più opportuno che invece la squadra di più bassa categoria abbia la possibilità di giocare in casa. Tutto ciò porterebbe più gente allo stadio, si creerebbe un vero  e proprio clima da stadio come nelle partite di campionato e inoltre renderebbe il turno più interessante, con possibili sorprese, come l’Alessandria dello scorso anno, eliminato solo in semifinale dal Milan.

Lo “spettacolo” in campo

Molti allenatori non vedono di buon occhio questa competizione, soprattutto quelli delle squadre piccole, che lottano magari per non retrocedere. In molti casi, squadre come Empoli, Chievo, Crotone e via discorrendo, non hanno rose sufficienti per poter affrontare un doppio impegno settimanale e allora preferiscono farsi eliminare subito dalla competizione, snaturando interamente quello che dovrebbe essere un must sportivo: giocarsela sempre!

Ad esempio, nella partita dello scorso turno al “Renzo Barbera” (disputata il 30 novembre), il Palermo è sceso in campo con buona parte delle riserve. Peggio ha fatto l’Empoli, che ha schierato una formazione super rimaneggiata per la partita contro il Cesena e guarda un po’, in entrambi i casi, sia Palermo che Empoli sono state eliminate da due vere outsider come Cesena e Spezia, vera rivelazione della manifestazione anche lo scorso anno.

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Questo lo “spettacolo” offerto per il match del Castellani tra Empoli e Cesena

Scegliere di giocare con le riserve, che spesso e volentieri hanno in campo quell’atteggiamento svogliato, non induce certo una gran massa di persone allo stadio come si vede nelle coppe nazionali inglesi, dove anche un Liverpool -Doncaster diventa una festa, un evento a cui è impossibile mancare.

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Una “banale” partita di FA Cup tra Watford e Crystal Palace

Forse è la mancanza di tradizione e di attaccamento a questa coppa che c’è nel nostro Paese a renderla così noiosa e degradante, o forse è proprio perché questo format quanto mai scellerato ed autolesionista non fa altro che allontanare la gente dallo stadio, ma di certo questa Coppa Italia va rivista e ristudiata e non ci si offenda poi se ancora una volta siamo costretti ad ispirarci al “modello inglese”.

di Vitali Valerio

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3 risposte a “Coppa Italia, un format da rifare

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