Coppa d’Africa Preview – Gruppo C

La guida alla prossima Coppa d’Africa ci porta stavolta alla scoperta del Gruppo C, quello della Costa d’Avorio campione in carica.

Gruppo C: Costa d’Avorio, Marocco, DR Congo, Togo

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Giocatori della Costa d’Avorio nel tentativo di nascondere la bruttezza di Gervinho, ma la capigliatura non lascia scampo. Ci mancherai Gervais. (foto calcioweb.com)

La Costa d’Avorio del selezionatore francese Michel Dussuyer è a detta di molti la favorita principale di questa edizione (nei principali books la vittoria finale paga circa 4,5 volte la posta). Tali aspettative sono giustificate dalla vittoria ai calci di rigore del 2015 e dall’attuale rosa di altissimo profilo. Gli Elefanti infatti hanno gestito con saggezza il fisiologico ricambio generazionale avvenuto gradualmente nell’ultimo biennio, rimpiazzando a dovere alcuni dei pilastri della marcia trionfale di due anni fa.

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Yaya Tourè ha lasciato la Nazionale ivoriana (foto Africa 10)

Un nome su tutti è quello del pluripremiato calciatore ivoriano dell’anno Yaya Tourè che, da tempo in declino fisico, ha comunicato a settembre 2016 la decisione di voler lasciare la Nazionale per dedicarsi pienamente al Manchester City (come Yaya, pure il fratello Kolo non sarà della manifestazione). Dopo 86 presenze, 2 mondiali e 5 Coppe d’Africa, ha detto addio anche la leggenda Boubacar Barry, per tutti Copa, portierone del Lokeren e protagonista assoluto nell’ultima finale contro il Ghana. Infine Seydou Doumbia e Gervinho sono lentamente usciti dal giro della nazionale a causa di guai fisici e scelte di carriera estreme (leggasi Cina), mentre Drogba ha salutato ormai da 3 anni.

Il processo di ricambio, come detto, è stato fisiologico grazie alla grandiosa fertilità che sta offrendo il panorama calcistico ivoriano in questo periodo: in primis l’ingombrante legacy di Yaya Tourè è stata raccolta da Franck Yannick Kessiè, fortissimo centrocampista che a soli 20 anni dà l’impressione di poter dominare qualunque centrocampo. Il giocatore dell’Atalanta ha conquistato staff e compagni sin dalle prime convocazioni e dovrebbe essere impiegato come centrocampista di destra nel 4-3-3 di Dussuyer. Altre new-entries di sicura affidabilità sono il centrale Bailly, strapagato in estate da Mourinho, e Wilfried Zaha, ala del Crystal Palace nativo di Abidjan che fino a pochi mesi fa ha giocato nelle nazionali giovanili inglesi, prima di ri-naturalizzarsi (passatemi il termine) per la Costa d’Avorio ritornando così alle origini.

Il ruolo di centravanti sarà invece conteso dai più esperti Wilfried Bony e Salomon Kalou, con quest’ultimo autore di un eccezionale avvio di stagione nell’Hertha Berlino. La corazzata in maglia arancio conta inoltre sulla già rodata catena di destra formata da Serge Aurier e Max Gradel oltre che sul veterano Serey Die, gran recuperatore di palloni che darà equilibrio davanti alla difesa ad una formazione spiccatamente offensiva.

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La lisergica maglia del Congo DR. Inconfondibili. (worldfootball.net)

Le gerarchie del girone sembrano dire Costa d’Avorio e Marocco alla fase successiva ma, in controtendenza, indichiamo il Congo DR come papabile outsider. La selezione di Ibengè ha raggiunto un insperato terzo posto nell’ultima edizione, risultando la vera e propria sorpresa del torneo e le basi per ripetere una cavalcata simile non mancano, anche se confermarsi non è mai cosa banale (Elefanti, vale anche per voi…). Gli elementi di maggior spessore del Congo DR provengono principalmente dal campionato belga o vi sono cresciuti nel recente passato (la Repubblica Democratica del Congo era un tempo nota come Congo Belga, in quanto appunto possedimento coloniale del Paese di Re Leopoldo, cosicchè molti congolesi vivono tuttora in Belgio). Tra questi segnaliamo due ragazzi cresciuti rispettivamente nello Standard Liegi e nell’Anderlecht: Chancel Mbemba, difensore del Newcastle di Rafa Benìtez impiegabile anche davanti alla difesa e Dieumerci Mbokani, stella della squadra con 200 gol all’attivo in carriera. Il capitano è invece Youssuf Mulumbu, 197 presenze nel WBA e ora sceso di categoria nel Norwich City.

La Coppa d’Africa regala spesso grandi sorprese e, malgrado il girone complicato in cui è stata inserita, la Repubblica Democratica del Congo potrebbe essere una delle più affascinanti dell’imminente rassegna continentale, dimostrando che il terzo posto ottenuto in Guinea Equatoriale non è stato un semplice caso.

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A mani basse la divisa più bella è quella del Marocco.

Il Marocco è probabilmente la nazione africana che meno ha ottenuto in rapporto al talento di cui ha disposto negli anni. Squalificato per motivi extra-calcistici dall’edizione che avrebbe dovuto ospitare nel 2015, il Marocco non si qualifica alla Coppa del Mondo da Francia 1998 e ha vinto solamente una Coppa d’Africa, nel lontano 1976.

L’ambiziosa spedizione marocchina è guidata da Hervè Renard, allenatore francese che ha portato al trionfo la Costa d’Avorio 24 mesi fa. La rosa selezionata è la migliore che fosse disponibile, composta da molti giocatori offensivi dal talento sopraffino. Ora, l’etichetta stereotipata che spesso viene affibbiata ai giocatori marocchini è quella dell’inversità proporzionale tra classe e disciplina tattica ma va detto che un fondo di verità c’è. Spesso e volentieri infatti il Marocco ha dimostrato di non avere nulla da invidiare sul piano tecnico ai cugini dell’Algeria, ma anche di non essere tatticamente performante al livello de Les Fennecs, al punto da evidenziare uno squilibrio tecnico-tattico.

Per fare un esempio, Carcela sintetizza perfettamente quanto sopra:

Gli attaccanti della rosa di Renard si distinguono spesso per l’eccessiva ricerca della giocata individuale, limitando al minimo indispensabile il gioco di squadra. Stiamo parlando di Medhi Carcela-Gonzalez, frizzante ala del Granada dalle notevoli skills tecniche e di Sofiane Boufal, neo-acquisto del Southampton che sta pagando un periodo di ambientamento non immediato in Inghilterra. Il tridente è impreziosito da Youssef El Arabi, anch’egli passato per il Granada dei Pozzo, ma il leader della squadra è il capitano Benatia, pilastro della difesa meno battuta delle qualificazione. All’interno del roster troviamo anche Omar El Kaddouri, centrocampista del Napoli, mentre Belhanda è l’unico nome di spicco rimasto fuori dai 23. Infine Lazaar, ammirato in Italia tra Palermo e Varese, sta continuando la sua involuzione nel Newcastle e non è stato preso in considerazione.

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Emmanuel Adebayor (chimpreports.com)

In chiusura il Togo, sorteggiato in quarta fascia. Il giocatore più rappresentativo è il 32enne Emmanuel Adebayor, presenza fissa al centro dell’attacco così come l’inseparabile numero 4 sulle sue spalle. Adebayor, ex di Real Madrid, Arsenal e Tottenham, è attualmente svincolato, come vi raccontavo qui. Il suo partner d’attacco sarà Serge Gakpè, oggi in forza al Genoa. Ayitè e Dossevi sono invece i veloci esterni incaricati di rifornire le punte.

Nella sua storia il Togo non è mai andato oltre i quarti di finale (il traguardo più prestigioso è la qualificazione alla Coppa del Mondo 2006), rendendosi protagonista nelle cronache degli ultimi anni soprattutto per la sparatoria che colpì il pullman della squadra nel 2010, causandone il ritiro anticipato dalla manifestazione.

di Luigi Favero

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