1 vs 1 – Il sergente ed il soldato: Frank vs Kondo

De Boer Kondo
“1 vs 1” è una rubrica che vedrà, nel corso dei vari appuntamenti, contrapposti tra loro due dei nostri redattori, i quali si troveranno a difendere due posizioni riguardanti un determinato fatto di cronaca calcistica, tra loro in antitesi. Per questo primo appuntamento, i due “contendenti” (Luigi e Rocco) argomenteranno riguardo la vicenda De Boer-Kondo.

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IL SERGENTE FRANK (di Luigi Favero)

Un allenatore che sostituisce un suo giocatore dopo 30 minuti dimostra due cose: di aver sbagliato formazione e, soprattutto, di averlo capito.

La prestazione di Kondogbia in Inter-Bologna in tal senso non ha lasciato dubbi tra controlli difettosi, passaggi sbilenchi e un atteggiamento indifendibile (invece di fare appoggi semplici ai compagni si ostinava a dribblare in mezzo al campo).
Un professionista deve sapere che anche le “bocciature” fanno parte del mestiere, che arrivino a 20, a 30 o a 40 anni, perciò io non ci vedo nulla di strano. De Boer a questo proposito ha voluto mettere le cose in chiaro fin da subito: gioca chi lo merita, e non importa se Kondogbia è stato pagato (inspiegabilmente) più di 35 milioni, nessuno è intoccabile. Si dice che la società non possa permettersi di far marcire in panchina un patrimonio del genere, ma in realtà la gente non capisce con chi abbia a che fare. Il francese è un giocatore che in carriera ha dimostrato di non avere la visione di gioco e le capacità tecniche per giocare in un centrocampo di buon livello, e l’unico modo per non farlo svalutare è proprio quello di non farlo giocare, paradossalmente.

Le critiche a De Boer, poi, per aver “psicologicamente distrutto” l’atleta sono del tutto insensate. E’ stata semplicemente una scelta per fare il bene della squadra, che fino a prova contraria nel calcio viene prima del singolo. E’ possibile che in Italia si viva il calcio (e non solo…) sempre con questo allarmismo, con questa annebbiante emotività che ci porta a montare delle polemiche anche quando, di fatto, non succede nulla? E’ possibile che da noi il calcio venga considerato alla stregua di un reality show? La realtà è che a parlare deve essere solo e soltanto il campo, e finora con il numero 7 dell’Inter è stato inevitabilmente impietoso.

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SALVATE IL SOLDATE KONDO (di Rocco Lucio Bergantino)

Prima di intraprendere qualsiasi analisi di caso, occorre sottolineare (per essere chiari ed evitare fraintendimenti) quello che sto “difendendo” non sono le prestazioni del giocatore (in quanto le prestazioni di Kondogbia dal suo arrivo a Milano, non sono neanche lontanamente paragonabili alle aspettative che, dirigenti e tifosi tutti, avevano nei suoi confronti), ma l’integrità di un giocatore sulla quale la società ha puntato tanto

È pur vero che De Boer, in quanto allenatore, può decidere come meglio crede dei propri giocatori ed è ancor più vero che, il centrocampista francese non stava facendo bene; tuttavia, quella del tecnico olandese, più che una mossa tecnico-tattica per svoltare la partita, è apparsa come una affermazione, eccessivamente teatralizzata, della propria autorità decisionale come se volesse far capire che lui “non ha paura di nessuno”, né di Kondogbia, né della stampa, né tantomeno dei circa 70 miliardi delle vecchie lire, sborsati dalla dirigenza nerazzurra per portare il ragazzo a Milano.

E proprio quest’ultimo punto preso in causa, rappresenta uno degli “inghippi” più scomodi della vicenda. Buttando fuori a calci (metaforicamente è un po’ quella la sostanza del fattaccio) un giocatore acquistato a peso d’oro solo una dozzina di mesi prima, Frank è come se avesse sputato in faccia a chi i soldi li sborsa per mettere su una squadra competitiva; non che il prezzo di un giocatore debba influenzare il suo utilizzo, lungi da me affermare una eresia di tale fattezza, ma questa inutile dimostrazione di onnipotenza rischia col “bruciare Kondogbia”, tramutandolo nell’ennesimo “caso Quaresma”. Poteva semplicemente effettuare il cambio un quarto d’ora più tardi, nell’intervallo, evitando qualsiasi polemica.

In aggiunta a questo, pare che De Boer, del quale (precisiamo) non si sta sindacando riguardo le sue qualità di allenatore (ai posteri l’ardua sentenza), sia un accanito fan di queste “sostituzioni inusuali”; sembra ieri, infatti, di vedere schierati al minuto 74 di Pescara Inter, sulla linea laterale l’8 (Palacio), il 10 (Jovetic) ed il 23 (Eder), pronti per un inedito triplice cambio. A tutti quella mossa, con un’Inter in svantaggio e in seria difficoltà, era sembrata la classica mossa della disperazione, dettata da un pizzico di sete di protagonismo (della serie “guardate cosa sto facendo”); poi la partita è stata ribaltata dal solito salvifico Icardi, e tutti stiamo a raccontare della “genialata” di De Boer. Ma se Icardi non avesse segnato….

In conclusione, dunque Frank pur essendo un gran conoscitore del calcio, delle volte dovrebbe prendere meno decisioni come all’interno del classico film americano, dove la “pazzia” dell’eroe di turno salva tutti, perché alla lunga, un eccesso di decisioni “drastiche” potrebbero rivelarsi controproducenti.

 

 

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