Nazionale – MONDIALI 2018: ECCO I “CONVOCATI”

Immagine tratta da www.leccezionale.it

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Le vacanze per i reduci dal fallimento brasiliano, sono appena cominciate; mare, sole, relax, ma meritati fino a che punto?
La delusione per tutti i tifosi azzurri è ancora cocente. Le polemiche stanno prendendo il sopravvento e giorno dopo giorno, il gruppo portato in Brasile sembra sempre più al capolinea.
E allora la domanda è: da chi ricominciare?
Per la panchina della nazionale azzurra si fanno tanti nomi, tuttavia proviamo a concentrarci sui giocatori che, a breve e lungo termine, potrebbero dare il loro contributo, divenendo pedine importanti per la nazionale italiana.
Prendendo come punto di riferimento il prossimo Mondiale in Russia, sono stati presi in considerazione giocatori che nel 2018, avranno un età tale da poter garantire la piena maturità calcistica (senza essere considerati “bolliti”).
Ecco cosa è venuto fuori.

PORTIERI
Sia per le potenzialità messe in mostra in questi ultimi campionati, sia per la grande considerazione che gli esperti di calcio hanno nei suoi confronti, sia per il fatto di aver già preso parte ad una “spedizione mondiale”, Mattia Perin è senza dubbio il principale candidato a difendere i pali della porta azzurra, per i prossimi 10 anni (almeno).
Accanto al nome del talento del Genoa, ad ora Nicola Leali (classe ’93 la scorsa stagione allo Spezia, e di proprietà della Juventus) e Simone Scuffet (classe ’96 dell’Udinese che ha stupito tutti, bruciando le tappe e diventando titolare in Serie A ancora minorenne) appaiono come i principali candidati a far parte della nazionale del futuro.
Il ruolo di portiere, tuttavia, è quello nel quale possiamo dirci più forniti; oltre i tre già citati, infatti, ci sono tanti altri ragazzi validi, di sicuro avvenire, come Francesco Bardi, Alessio Cragno (classe ’94 del Brescia), Alfred Gomis (portiere senegalese con nazionalità italiana classe ’93, di proprietà del Torino e nell’ultima stagione a Crotone) e tanti altri.

DIFESA
Matteo Darmian e Mattia De Sciglio rappresentano sicuramente il volto della nazionale del futuro. Autori di un mondiale non da buttare (Darmian ancor più del suo giovane collega) i due terzini tanto ancora possono dare alla causa azzurra. Catapultandoci nel futuro, i 2 nel 2018 (quando andrà in scena il mondiale Russo) avranno 26 anni (il milanista) e 29 anni (il granata). Nel pieno della loro maturità calcistica, quindi, potrebbero essere gli eventuali “senatori” di quella nazionale.
Accanto a loro, un ruolo importante potrebbe svolgere, sia per ragioni anagrafiche, sia per l’esperienza calcistica, Davide Astori. Il difensore classe ’87, infatti, è già da qualche tempo alle porte della nazionale, senza mai essere preso seriamente in considerazione per far parte del gruppo azzurro; ora, sembra giunta l’ora per lui, di diventare protagonista.
Accanto a questi nomi “d’esperienza”, potrebbero collocarsi giovani emergenti come il romanista Alessio Romagnoli (il quale, pur essendo solamente un classe ’95, ha già dato dimostrazione delle sue grandi qualità ad alti livelli), Nicola Murru (terzino classe ’94, una delle grandi sorprese dell’ultimo campionato di Serie A) e  Luca Antei (difensore centrale classe ’92, in comproprietà tra Sassuolo e Roma).
A completare il lotto difensivo, due giovani emergenti che, nell’ultima stagione, hanno dato dimostrazione delle loro grandi potenzialità; stiamo parlando di Daniele Rugani (difensore classe ’94 a metà tra Empoli e Juventus ed uno degli artefici della promozione del club toscano quest’anno) e Giulio Donati (il quale pur essendo “già” un classe ’90, non ha avuto la possibilità di esprimere in suo valore in patria, ed in questa stagione, alla sua prima stagione al Bayer Leverkusen, ha saputo ricoprire alla perfezione il ruolo di terzino titolare, esordendo anche in Champions League).
Accanto a questi nomi, vanno collocati altri elementi come Davide Zappacosta (terzino classe ’92, autore di una grande stagione ad Avellino quest’anno, e già in orbita Juventus) ed Angelo Ogbonna (del quale si attende la consacrazione definitiva).

CENTROCAMPO
L’Italia malandata che ha fatto ritorno dal Brasile, è tuttavia tornata in patria con una certezza granitica: Marco Verratti. L’enfant prodige, infatti, già un idolo in Francia, ha faticato ad essere riconosciuto come un vero fuoriclasse, anche all’interno dei confini italiani; tuttavia, con la prestazione messa in mostra nella prima partita contro l’Inghilterra, ed ancor più nel terzo (e purtroppo perdente) impegno contro l’Uruguay, ha dato dimostrazione di essere pronto a prendere in mano le chiavi del centrocampo azzurro, per tanti e tanti anni ancora.
Accanto a lui, Marchisio (che nel 2018, avrà valicato la soglia dei 30 anni) potrebbe rappresentare il “vecchio saggio”, il capitano azzurro del futuro.
Oltre le conferme dei due appena citati, un altro papabile “anziano” potrebbe essere l’oriundo Romulo, il quale oltre a ricoprire un ruolo importante dal punto di vista dell’esperienza, potrebbe essere molto utile dal punto di vista tattico, data la sua grande duttilità e capacità di ricoprire più e più ruoli.
Impossibile, calcolando le grandi capacità e la crescita esponenziale delle ultime 3 stagioni, non inserire in questa “nazionale del futuro” il nome di Alessandro Florenzi. Anche per il romanista, vale lo stesso discorso fatto per Romulo; Florenzi, infatti, ha già una discreta esperienza (e ancor più ne avrà nel 2018) e può ricoprire più ruoli sul fronte offensivo e in mediana.
Accanto a questi nomi, potrebbe collocarsi un altro “romanista”, autore di uno scorcio finale di stagione di alto livello a Latina quest’anno; stiamo parlando di Federico Viviani. Il centrocampista classe ’92, dopo essere stato un pupillo di Luis Enrique due stagioni fa, era reduce da una stagione non positivissima a Padova nella stagione 2012/2013 , e da una prima parte di stagione scorsa non esaltante a Pescara; tuttavia, passato a Latina nella finestra di mercato di gennaio, ha saputo esprimersi a pieno, mettendo in mostra grandi qualità (tra cui una precisione chirurgica, quasi “pirliana” sui calci di punizione).
A completare il centrocampo azzurro, 3 nomi: Daniele Baselli (talentuoso centrocampista atalantino classe ’92) Jorginho (centrocampista brasiliano del Napoli, con passaporto italiano) e Marco D’Alessandro (giocatore classe ’91, l’ultima stagione a Cesena, capace di ricoprire il ruolo sia di centrocampista di fascia che di attaccante esterno).
Inoltre, come possibili alternative, Stefano Sturaro (centrocampista classe ’93 del Genoa), Marco Benassi (classe ’94 di proprietà dell’Inter) e Federico Bernardeschi (centrocampista esterno/Ala, di proprietà della Fiorentina ed autore di una stagione strepitosa in B col Crotone con 12 reti, al suo primo anno di professionismo).

ATTACCO
La certezza, il punto fermo, per l’attacco azzurro, e non solo, ha un nome: Giuseppe Rossi. Pepito, grande escluso dalla rosa dei convocati per la rassegna brasiliana, ha avuto  in queste stagioni molti infortuni che hanno bloccato il suo volo, altrimenti inarrestabile. Ora è giunto per lui, il momento della consacrazione definitiva. Giuseppe Rossi è un fuoriclasse, questo è un dato di fatto. E’ da lui che l’Italia del domani, può e deve ripartire. Essendo un classe ’87, quando arriveremo al mondiale 2018 (girone di qualificazione permettendo), avrà sul groppone 31 primavere, candidandosi, dunque insieme a Marchisio, ad essere il condottiero della nostra nazionale.
Oltre Rossi, per l’attacco azzurro bisogna ripartire dagli elementi che hanno dato fiducia nell’ultimo biennio, pur magari non dando prestazioni continuate ma lasciando intravedere margini per essere protagonisti.
In quest’ottica Immobile, El Shaarawy e Gabbiadini, potrebbero essere i nomi giusti per far parte del gruppo azzurro nei prossimi 4 anni.
Accanto a loro, Domenico Berardi (autore di una stagione strepitosa con il Sassuolo) ed Andrea Belotti (stella dell’under 21, e giocatore in rampa di lancio, in forza al Palermo), potrebbero rappresentare il volto giovane di un reparto, quello offensivo, bisognoso di reti e aria nuova.
Insieme a questi nomi, Simone Zaza e Stefano Okaka (per il quale, dopo un’ottima seconda parte di stagione con la Sampdoria, è giunto il classico momento dell’”adesso o mai più”), potrebbero essere utili alla causa.

Riepilogando, ecco il “25 convocati” per Russia 2018:

Portieri: Perin, Leali, Scuffet
Difensori: Darmian, De Sciglio, Astori, Murru, Antei, Romagnoli, Rugani, Donati
Centrocampisti: Marchisio, Verratti, Florenzi, Romulo, Viviani, Baselli, Jorginho, D’Alessandro
Attaccanti: Rossi, Immobile, El Shaarawy, Gabbiadini, Berardi, Belotti

No, non ci stiamo dimenticando di un certo signore che di solito veste il numero 45.
Mario Balotelli non è stato inserito in questa lista non per polemica, né per ipocrisia. Non si vuole sindacare sul suo talento, né criticare il suo carattere. Per Balotelli bisognerebbe aprire un altro discorso, lungo e ingarbugliato, nel quale inserire mille fattori. Il ruolo di Mario Balotelli nella nazionale italiana del domani non stiamo a deciderlo noi con questo articolo; sarà lui stesso a scrivere o meno il suo nome nella storia azzurra; questo, ed il futuro della sua carriera, dipende solo da lui.

di Rocco Lucio Bergantino

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