Intervista – IL BOMBER GENTILUOMO: FRANCESCO CANNAROZZI

Immagine tratta da www.soccerpuglia.it

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I grandi campioni sono tali non solo perchè in stadi con capienze di spettatori faraoniche, perchè vincono mondiali o giocano in Serie A. Un Campione (volutamente con la “C” maiuscola) lo è dentro e fuori dal campo, indipendentemente dalla categoria in cui gioca; un campione, in quanto tale, pensa e fa cose diverse da un “giocatore normale”. Francesco Cannarozzi, rispecchia queste caratteristiche.
Grande talento, bomber di razza, ha trascorso la sua carriera in piazze come Manfredonia e Lucera, dove è ricordato con gran piacere da tutti i tifosi.
Più volte vicino a fare il “grande salto” (a 14 anni fu vicinissimo all’Inter) Francesco ha messo a segno caterve di gol, accumulando premi su premi per le proprie prestazioni sportive.
Tuttavia, come detto, un campione può essere definito tale quando dimostra di esserlo anche nell’animo; Francesco Cannarozzi, ha dimostrato di adempire anche a questo requisito, in un freddo pomeriggio del Febbraio 2008, partita Lucera Corato valevole per il campionato d’Eccellenza Pugliese.
Ma non entriamo nello specifico; sarà lui stesso, nel corso dell’intervista, a raccontare cosa accadde.


Francesco Cannarozzi, le manca il calcio giocato?
Per tutti coloro che  hanno vissuto e amato il calcio come me, il primo anno è terribile. Ti manca la partita, l’attesa della gara, l’allenamento, la vita nello spogliatoio e la spensieratezza del “calciatore”. La domenica era terrificante, ero ingrassato 8 kg ed ero triste. Poi ho capito che era stata una fase fantastica della mia vita, ma che, purtroppo era finita, per cui dovevo guardare avanti, gioire del passato, non piangermi addosso e ricominciare dalla panchina, non come giocatore ma da allenatore. E adesso alleno in una scuola calcio e mi piacerebbe continuare a farlo

Nelle ultime stagioni della sua carriera sembrava essere ancora in gran forma. Come mai la scelta di smettere?
È vero, mi sentivo bene sia fisicamente che mentalmente e qualche gol lo facevo ancora, ma è stato bello chiudere in eccellenza e in doppia cifra ( che per un attaccante è fondamentale) cioè ancora a buon livello e non scendere di categoria e avere pochi stimoli. La scelta è stata dovuta  al fatto di essermi trasferito in provincia di Brescia con la mia famiglia e non sapevo se sarei riuscito a conciliare il calcio con il lavoro; ma anche il fatto di godermi un po’ i miei due bimbi e mia moglie che a causa dei numerosi impegni avevo leggermente trascurato.”

Manfredonia, Locorotondo, Solfora, San Severo, Ruvo, Apricena e Lucera; in tutte ha lasciato un ottimo ricordo. Ma quale ha significato di più per il “Cannarozzi uomo” e per il “Cannarozzi calciatore”?
Tutte rappresentano qualcosa per me sia come calciatore che come uomo. Ogni tappa è stata fondamentale per la mia crescita umana e calcistica, anche se in maniera diversa, ma serbo un ottimo ricordo di tutte le società nelle quali ho giocato e i paesi nei quali ho vissuto. Forse Manfredonia   e Lucera rappresentano qualcosa in più. Manfredonia  perché ho vinto un campionato e c’era un ambiente caldissimo, nel quale ti sentivi davvero un professionista;  la seconda perché ho concluso la carriera e ho passato 6 anni fantastici, trovando un ambiente sano e sereno ( una rarità nel calcio!!!) dove sono riuscito a esprimere al massimo le mie potenzialità

Secondo le statistiche che girano sul web, lei è nella top 15 nella classifica dei marcatori di tutti i tempi del Manfredonia, con 33 segnature.  La gratifica il fatto che il suo nome rimarrà nella storia del club?
In realtà in sole due stagioni ne ho fatti 42  (18 il primo anno da Dicembre, 20 il secondo e 4 fino a Dicembre il terzo anno)  io ricordo benissimo tutti i miei gol, sicuramente Manfredonia e l’ambiente rimarranno sempre nel mio cuore e sono orgoglioso di essere nella storia del club. Quest’estate sono stato invitato ad una manifestazione per i festeggiamenti della vittoria del campionato del “donia” e quando sono salito sul palco ho sentito un calore ed un affetto che mi hanno emozionato tantissimo

Cosa è significato per lei, vincere il Pallone d’oro della Capitanata nel 2008?
È stato un premio importante, ma la cosa più bella sono stati i numerosi attestati di stima di coloro che mi hanno votato. Essere apprezzati e stimati vuol dire che  sono riuscito a far bene il mio lavoro e a fare in modo che mi stimassero

28 Febbraio 2008, Lucera-Corato. Le dice qualcosa? Ci racconta cosa è successo?
Dopo  un calcio d’angolo, c’è stato uno scontro tra un difensore ed il portiere.  Il Corato è ripartito ma ha perso palla , io ed un mio compagno ci siamo ritrovati davanti al portiere; mi passa la palla, la porta era vuota  e bastava solo “spingere” la palla in rete, ma il difensore era ancora a terra e ho deciso di calciare la palla fuori

Un gesto nobile che è stato apprezzato da chiunque. Ha ricevuto complimenti da parte di alte cariche del calcio italiano?
Non avrei mai pensato che questo gesto potesse avere una risonanza. Ho ricevuto tantissimi premi, uno anche a livello europeo, articoli sui giornali nazionali e sul web, ma il mio è stato un gesto istintivo frutto della mia cultura sportiva e della mia educazione. Il  fair play, per ogni atleta, si costruisce  attraverso l’educazione ricevuta dalla famiglia, dagli ambienti nei quali si vive( scuola, oratori,  associazioni sportive), i quali devono inculcare agli atleti-sportivi i veri valori dello sport che devono prevalere sulla performance individuale

Pensa che se avesse segnato quel gol, sarebbe stato tacciato come “antisportivo”?
Non avrei mai segnato quel gol altrimenti sarebbe venuta meno la mia credibilità di atleta, di uomo e di genitore

Rifarebbe la stessa scelta anche ora?
La rifarei e sono felice e orgoglioso di aver compiuto quel gesto

È stato un evento che ha fatto tanto “rumore” (nell’accezione positiva dell’espressione). Per quanto sia stato pregevole il suo gesto, non le sembra strano che la sportività, nel calcio di oggi, venga considerata una “eccezione”?
Molti mi hanno detto che se avessi giocato in Serie A o in un altro palcoscenico non aver mai compiuto quel gesto, ma il mio è stato un gesto istintivo e penso che l’avrei fatto anche in Serie A. Nel calcio moderno ci sono giocatori sportivi ed altri che non lo sono, ma gli interessi economici sono talmente alti che molte volte alcuni valori vengono meno, ma il calcio resta una scuola di vita che regala a tutti coloro che ne fanno parte, emozioni uniche e irripetibili

Riguardo la sua carriera, ha qualche rimpianto?
L’unico rimpianto nasce a 14 anni quando sono “ scappato” dall’Inter;  forse la strada verso il professionismo sarebbe stata in discesa. Questo, purtroppo nessuno può saperlo, magari avrei fatto una carriera peggiore o avrei potuto vincere il mondiale!!!! Ma sono soddisfatto di quello che, nel mio piccolo, sono riuscito a fare e sarò sempre grato per quello che il calcio mi ha dato

Ha conosciuto, nelle sue esperienze nelle varie squadre, giocatori che sono diventati suoi amici veri?
Ho giocato in otto squadre diverse in 18 anni e ho conosciuto migliaia di persone, ma gli amici veri sono davvero pochi. In quei momenti ti senti un legame fortissimo che però va coltivato anche quando si cambia squadra. Nel calcio la difficoltà è propria questa, coltivare le amicizie quando non si gioca più nella stessa squadra

Ne sente qualcuno ancora?
Una decina circa con i quali mi vedo e mi sento regolarmente ed è una gioia incontrarli e rivivere i  momenti  passati insieme e raccontare aneddoti indimenticabili

Ha mai pensato di tornare a giocare?
No, mai. Anche se, a volte, provo un po’ di invidia verso i miei compagni che giocano ancora. Gli ultimi anni che giocavo e vedevo la fine della carriera, dicevo sempre ai miei compagni più giovani di godere di quei momenti fantastici che il calcio ti regala e di impegnarsi sempre  a  dare il massimo, perché poi la vita “vera” sarebbe stata più dura

Parlando del campionato di Serie A di quest’anno. Chi lo vince?
Mi piacerebbe dire il Milan, spererei lo vincesse la Roma, ma dico la Juventus perché ha un organico superiore a tutti ed  ha un bravo allenatore

Chi vince la classifica marcatori?
Rossi. Sarebbe un buon auspicio per il mondiale, considerando anche il suo nome

In quale dei tanti attaccanti in giro per l’Europa si riconosce?
I miei idoli da ragazzo erano Vialli e Casiraghi , tra gli “umani”, Van Basten e Maradona tra i “ fenomeni”. Molti mi dicevano che somigliassi a Casiraghi, per la generosità e per il colpo di testa. Adesso mi hanno detto in molti che  Higuain ha caratteristiche simili alle mie, con le dovute proporzioni

Fantastichiamo per qualche istante; facciamo finta che lei sia il presidente di una squadra; quale sarebbe il suo 11 ideale? Può scegliere giocatori contemporanei e passati, senza vincoli temporali.
Sono in grave difficoltà, ma sicuramente ci sarà tanto Milan, visto che la mia adolescenza è legata alle vittorie di  una delle squadre più forti di tutti i tempi. Ci provo.
Pfaff in porta, difensori: Cafù, Baresi, Cannavaro e Maldini, centrocampo: Donadoni, Pirlo, Maiellaro( per ragioni sentimentali)  e Hoddle, in attacco: Van Basten e Maradona,. Concedetemi due panchinari i attacco: ovviamente Vialli e Casiraghi

Grazie Francesco. Ed in bocca al lupo per tutto.

Ed eccolo il grande gesto del “Bomber gentiluomo”, Francesco Cannarozzi.
28 Febbraio 2008, partita Lucera Corato

 
Per concludere, ecco il saluto di Francesco Cannarozzi ai lettori di Autogol al Novantesimo

"Agli amici di Autogol al Novantesimo, con affetto Francesco Cannarozzi"

“Agli amici di Autogol al Novantesimo, con affetto Francesco Cannarozzi”

 

Autogol al Novantesimo

di Rocco Lucio Bergantino

 

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